Convince e affascina il terzo capitolo del prequel de Il pianeta delle scimmie. La critica mondiale è unanime nel lodare l’operazione cinematografica.

Terzo capitolo, sì, ma forse non l’ultimo date le incredibili possibilità che vengono lasciate aperte in questa storia che, nonostante abbia un grande protagonista (Cesare), è una storia di lotta tra specie: quella umana contrapposta a quella scimmiesca. Si potrebbe andare avanti per secoli, millenni e probabilmente, dati i risultati di qualità e botteghino, lo faranno.

La trilogia era partita in sordina con il primo capitolo del 2011, che scontava la colpa di avere gli umani rappresentati principalmente da James Franco. Il secondo, Apes Revolution, è stato un grandissimo film, con grandi tematiche e un grande antagonista (Koba). Questo terzo capitolo, con un grandissimo villain, Il Colonnello impersonato da Woody Harrelson, chiude magnificamente la trilogia portando la storia a livelli di epopea tragica, facendo di Cesare un novello Spartaco o Mosè. Le citazioni bibliche e cinematografiche si sprecano. C’è una terra promessa da raggiungere, ci sono le scimmie messe in croce a monito e punizione, ci sono i lager per scimmie con la A di Anarchia sulle bandiere americane, e tantissime citazioni da Apocalypse Now.


Il Colonnello, esaltato dittatore che ha preso il comando, è un incrocio tra il colonnello Kurtz di Marlon Brando e Hitler. Un magnifico monologo ne traccia il profondo dilemma interiore che l’ha trasformato in un mostro. Una scelta di vita o di morte importante lo perseguita poiché sono venute allo scoperto nuove inquietanti prospettive per l’umanità contagiata dal virus.Di più non posso dire tranne che c’è una magnifica scimmia eremita pazza e simpaticissima che si fa chiamare Scimmia Cattiva perché così l’hanno chiamata gli umani. Ingenua, crede che sia il suo nome. Gli stessi umani (noi) che chiamano una scimmia traditrice che è passata al loro servizio Donkey (asino, storpiatura di Monkey, scimmia). L’intolleranza, prepotenza e arroganza umana  verso chi è diverso è così messa alla berlina, senza tirare in ballo minoranze realmente esistenti.

Grandissimo film su cui troneggiano effetti speciali di ultima generazione fatti con arte e mai così al servizio della drammaturgia e non certo per creare improbabili mostri giganti o far emettere raggi di energia dalle mani. Regia, sceneggiatura, scenografie, musiche, costumi ai massimi livelli. Solo la fotografia non mi convince più di tanto, ma avercene.
Un capolavoro. Da vedere dopo aver rivisto gli altri due.

VOTO : 10 e lode.

A proposito dell'autore

Autore della rubrica Cinema Scope

Filmmaker. Il suo corto LA STATURA DELLO STATO, è stato selezionato tra gli altri al LOS ANGELES CINE FEST 2016 e al GREAT LAKES INTERNATIONAL FILM FESTIVAL 2016; è stato inoltre recensito molto positivamente su Ciak di aprile 2016. Il corto è visibile su Vimeo, come altri suoi lavori, visibili sia su Vimeo che Youtube. Come sceneggiatore è stato finalista con "Ogni uomo basta la sua croce" a Calibro9 2016 (Genova Film Commission).

Post correlati

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.