In una Venezia assolata come quella di Giugno, immersa pienamente nell’atmosfera creata dalla edizione della Biennale d’Architettura, è un incontro quasi casuale quello col giovanissimo scultore, architetto e designer Parigino Victor Gingembre.

Si fa strada nel panorama contemporaneo dei giovani artisti promettenti e il suo rapporto con questo mondo affascinante e complesso inizia sin dal più tenera età, approcciandosi lentamente, ma con progressiva costanza alla tecnica scultorea; affinando la manualità col materiale marmoreo e in continua ricerca di nuove forme e nuovi materiali: linee e curve che rimandano alla dolce sensibilità e sensualità del corpo femminile come nelle opere “Donne Nascoste”, “Sonno d’Afrodite” o “Ponte”, dove la figura viene destrutturata e resa astratta, in un gioco continuo tra luci ed ombre.

Rêve d'Aphrodite © Victor Gingembre

Rêve d’Aphrodite
© Victor Gingembre

Un gioco che si espande anche in ambito architettonico (laurea conseguita nel 2012), un territorio che l’artista conosce molto bene e che gli permette di trovare idee sempre innovative.

Idee uniche ed impressionanti che lo hanno portato ad esporre molteplici volte tra la sua città natale, Milano, Neuilly e Los Angeles.

  • Dove trai ispirazione per la tua arte?

    Trovo ispirazione viaggiando e vedendo l’architettura dei vari paesi, focalizzandomi soprattutto sul linguaggio geometrico della luce.

    Inoltre m’ispiro all’anatomia del corpo umano: un insieme di linee, facce e luci che ricorda l’architettura.

    Un ponte tra scultura ed architettura, con la volontà di collegare in questo modo il funzionale e l’estetico.

    Lavoro principalmente con arte e design, poiché m’interessa molto la creatività, dato che essa è presente in entrambe le forme artistiche; esse non sono separate, non sono differenti l’una dall’altra, ma si completano e si alimentano a vicenda.

    L’architettura non può coesistere senza l’arte figurativa e viceversa, perché sussistono grazie all’energia creativa che è la base per la ricerca di novità.

  • Quindi sei sempre alla ricerca di nuove forme e di concetti innovativi?

    Sì, parto dal presupposto che il compito dell’arte è di trovare qualcosa che non è ancora stato realizzato, di forme che non sono state mai immaginate e quindi la ricerca è secondo me il punto di partenza.

Métamorphose © Victor Gingembre

Métamorphose
© Victor Gingembre

  • Le tue sculture sono rappresentazioni astratte di donne, che cosa di colpisce maggiormente della figura femminile?

    Mi colpisce soprattutto la fluidità delle linee del corpo e questa vicinanza tra l’anatomia femminile e le forme architettoniche; la sensualità soffusa nelle curve che tra l’altro mi fa venire in mente come influenza l’architettura di Oscar Niemeyer (famoso architetto postmoderno), il quale anche lui aveva questa passione per il disegno del corpo femminile.

  • Come scultore, quali materiali utilizzi per la realizzazione delle tue opere?

    Uso diversi tipi di materiale, specialmente pietra e marmo.

    Infatti il materiale che mi sembra più interessante tuttora, anche a livello contemporaneo, per la realizzazione di sculture sia a livello manuale sia attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie, è la pietra. E’ una materia antica appartenente al passato, che sembra esser superata, ma che tuttavia oggi torna nuovamente in auge come una rivoluzione nel settore delle nuove tecnologie. Attraverso la robotica si può immaginare la fresatura di blocchi o il taglio con il waterjet; queste tecniche permettono di creare diversi tipi di forme che si muovono libere nello spazio.

Ensemble, 2010 © Victor Gingembre

Ensemble, 2010
© Victor Gingembre

  • Può ancora essere considerata scultura, anche se non sono più le tue mani a modellarne la forma, ma lasci il compito alle macchine?

    Certamente, la mia esperienza di scultore inizia sin dall’infanzia, lavorando inizialmente con la ceramica e imparando il mestiere grazie a uno scultore italiano, il quale mi ha insegnato a scolpire manualmente il marmo.

    Appunto questa manualità è stata fondamentale per capire l’uso dei diversi attrezzi, per avere un contatto concreto con il materiale e la sua texture; io credo che sia necessario comprendere appieno la lavorazione manuale prima di usare i robot, perché questa azione diretta permette di instaurare un profondo sentimento tra scultore e materiale.

    Alla fine la macchina può sagomare la forma dell’oggetto, però deve esserci come punto di partenza un’emozione, un sentimento che porti ad utilizzare consapevolmente le nuove tecnologie, non in maniera distaccata.

    Bisogna anche entrare in contatto con i grandi artigiani; è per questo che giro molto tra Venezia, Vicenza, Ferrara e in Toscana per assistere alla lavorazione del vetro, del marmo e anche del legno. Provare svariati materiali e tecniche diverse, che possono darmi nuove ispirazioni.

  • Quale reazione di aspetti dal pubblico di fronte alle tue opere?

    Secondo me la cosa più importante è trasmettere emozioni al pubblico, dare un sentimento di gioia e di passione, raccontando possibilmente una storia.

    Mi piacerebbe che l’osservatore rimanga colpito da ciò che sto compiendo, concependolo magari anche sotto l’aspetto di un gioco, come se fosse qualcosa di ludico.

    Inoltre io lavoro amalgamando insieme l’astratto e il figurativo, perché partendo dalla tradizione antica della scultura vi è sempre stato questo riferimento del corpo nudo fino a oggi. Un’importante caratteristica nella nostra civiltà Europea , tuttora coesistente, è questa frontiera tra architettura e scultura, rendendo la prima arte un po’ più astratta rispetto alla seconda. Anche se esiste la scultura astratta, come ad esempio quella di Richard Serra, si finisce inevitabilmente nella dimensione più umana, più figurativa.

Non finito © Victor Gingembre

Non finito
© Victor Gingembre

  • Quali sono i tuoi futuri progetti?

    Adesso sto lavorando sulla progettazione di una serie di “chaises longues” che possiedono delle linee più fluide e dinamiche, sto sperimentando anche l’utilizzo di nuovi materiali e le prospettive collegate all’impiego di essi.

    Nell’ambito del design cerco di “incastrare” i vari pezzi che andranno a costituire il futuro mobile, partendo da uno stesso blocco, risparmiando sul piano ecologico e temporale, modellando una linea semplice.

    L’obiettivo è che sia accessibile a tutti.

Elena Miatto

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La Redazione

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