Si sa: l’efficienza di un ospedale e del suo personale medico (e non) si misura durante le grandi emergenze. Poco importa che si tratti di un incidente di ferry boat o un’esplosione in un centro commerciale: è quando i “colpi di frusta” (in inglese “Whiplash”, non a caso titolo dell’episodio) rompono la normale routine che si rischia di rimanere paralizzati o si mettono in campo le forze migliori. Come succede al The Knick: un’esplosione durante i lavori per la costruzione della metropolitana riversa sulle corsie del Knickerbocker decine di ustionati. Da buon primario di chirurgia Thack prende le redini dell’ospedale, dimostrandosi lucidamente in grado di delegare quando serve e tirare fuori il meglio di ognuno dei suoi collaboratori – inclusa la bella Lucy, sempre più convinta della sua predestinazione alla chirurgia.

Come in ogni tragedia, però, c’è chi vuole speculare sull’incidente di Park Avenue. Chiedetelo a Cleary occupato a barattare pazienti con gli altri portantini della città o a Barrow, pronto a reclamare i danni alla società costruttrice. A riportare un po’ di umanità ci pensa, però, Robertson junior, evocando il senso civico e la necessità che nessuno guadagni dal dolore – certo, solo qualche scena più in là lo vedremo citare il barone Rothschild e la massima dell’investire (sulla metropolitana ovviamente!) “quando il sangue scorre per le strade”, ma non c’è da stupirsi, al The Knick niente si muove se non per interesse.

Esplosione dinamitarda a parte, però, ben altri “colpi di frusta” sono riservati agli amori nati fuori e dentro il The Knick. Bertie sembra aver trovato in Everidge una fida alleata per la carriera al Mount Sinai e per la ricerca di una cura per la madre. A dire il vero, però, la bella giornalista è per lui molto di più, tanto da decidere di presentarla alla sua cattolicissima famiglia nonostante sia ebrea galiziana e molto yiddish sia anche il suo senso dell’umorismo. L’infermiera Elkins cede, finalmente, alle lusinghe di mister Robertson, regalandoci scene piene di doppi sensi fisio-anatomici. Persino Barrow, dopo aver rifiutato le avance della moglie (che per l’occasione rispolvera trine e biancheria osé, dandoci spaccati antropologicamente interessanti di come moda e arte della seduzione potevano essere diversi un secolo fa), sogna un nido d’amore per lui e Junia, la prostituta con cui crede di fare ormai coppia, senza aver fatto ovviamente i conti con il padrone del bordello. E alla fine anche Thack cede alla tentazione di baciare Abby, ormai guarita dalla sifilide, in onore a “vecchie abitudini” – a questo punto, se non è già successo prima, dovreste ricordare che la donna è molto di più che uno dei primi casi chirurgici di John.

I momenti #CliveOwenTantaRoba di questo episodio ce li regala, invece, la medicina. Gli strappi della tecnica, i suoi “colpi di frusta” nella forma delle cure radio contro i tumori, l’adrenalina, l’elettricità e il reoscopio segnano il ritmo dell’intero episodio. Non si può aspettarsi altro, del resto, da un episodio che apre con una scena di mappatura del cervello umano degna di Derek Shepard –non fosse che, al contrario di lui, Thack ha a disposizione solo sonde elettriche. La sfida è infatti identificare  tramite elettrostimolazione l’area del cervello che genera piacere durante l’assunzione di droghe, isolarla e asportarla per provare a guarire le tossicodipendenze. Per i risultati, forse, occorreranno tempo, sconfitte, apparenti battute di arresto. Ma dopo le insinuazioni razziste dello scorso episodio, non avete provato sollievo anche voi nel sentire Thackery zittire le pseudo-verità eugenetiche di Everett? Non è paura del nuovo che avanza, pure un cervello in formalina sarebbe in grado di smentirle. Come sempre, è la scienza bellezza (e un pizzico di buon senso)!  

Virginia Dara

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La Redazione

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