La serie è composta da solo due inquadrature: campo e controcampo. Il tutto è incentrato sul dialogo, inesistente la musica.

The booth at the end è una magnifica fantasy drama monolocation del 2010, a cui è subito seguita una seconda, e per ora – ahimè – ultima, stagione.

Qual è l’unica location? L’ultimo tavolo di una tavola calda: quello più in fondo, quello più appartato (the booth at the end, per l’appunto). Lì, un ambiguo ma anche rassicurante uomo sulla cinquantina riceve i suoi clienti. Cosa vende? Nulla. Cosa offre? L’avveramento di qualunque desiderio. C’è un prezzo da pagare, però: un compito da svolgere, che viene stabilito dall’uomo (Man) aprendo la sua agenda. E’ un patto faustino. I desideri sono i più svariati: guarire un parente da una malattia mortale, avere come fidanzata una nota modella, trovare il figlio scomparso, essere bellissima. Anche le richieste di Man sono le più svariate: piazzare una bomba, proteggere un bambino, rapinare una banca, uccidere un uomo. Ad una suora che ha perso la fede, Man chiede di fare l’amore con un uomo, uno che le piaccia. Una suora? Sì, anche la clientela è delle più variegate: è una vecchietta a dover piazzare la bomba, ad esempio.

La serie prende chiaramente spunto, oltre che dal mito del Faust, dai libri di psicomagia di Jodorowsky. Infatti Man chiede non solo di compiere l’atto ma anche di venire periodicamente a raccontargli tutto nei minimi particolari: come procedono i preparativi, com’è andata a finire. Inoltre, sarà proprio l’atto compiuto a far avverare il desiderio.  All’uomo che gli dice – Ho ucciso come mi ha chiesto, ora dammi ciò che voglio! -, Man risponde – No, non l’hai fatto! Se no avresti ciò che vuoi…

La serie è composta da 10 episodi da 30 minuti l’uno, in cui si avvicendano a turno i vari clienti, di cui seguiamo gli sviluppi. 10 episodi praticamente con solo due inquadrature: campo e controcampo. Solo dialogo. Praticamente niente musica.

– Che noia! – dirette voi. Affatto. La drammaturgia è di alto livello. Le storie piano piano di intersecano. Gli attori sono bravi e su tutti spicca il protagonista, Man, interpretato dallo sconosciuto ma bravissimo Xander Berkeley.

Ottimo successo di critica e pubblico per questa serie atipica. Da vedere.

VOTO: 9

A proposito dell'autore

Autore della rubrica Cinema Scope

Filmmaker. Il suo corto LA STATURA DELLO STATO, è stato selezionato tra gli altri al LOS ANGELES CINE FEST 2016 e al GREAT LAKES INTERNATIONAL FILM FESTIVAL 2016; è stato inoltre recensito molto positivamente su Ciak di aprile 2016. Il corto è visibile su Vimeo, come altri suoi lavori, visibili sia su Vimeo che Youtube. Come sceneggiatore è stato finalista con "Ogni uomo basta la sua croce" a Calibro9 2016 (Genova Film Commission).

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