Cosa c’è di brutto in Stranger Things 2? Che 9 episodi sono stati pochi. Non è colpa dei fratelli Duffer cui va il merito di aver creato una season 2 migliore di qualsiasi aspettativa.

Ci avevano promesso più azione, toni più scuri e un nuovo monstrissimo monster in Stranger Things 2 e tutto questo ci hanno dato e molto altro ancora. I fratelli Duffer hanno messo da parte il ritmo lento e a volte pesante dei primi episodi della prima stagione e fin da subito hanno lasciato intendere che la battaglia contro il nuovo shadow monster fosse una corsa contro il tempo, prima che l’Upsidedown world si impossessasse completamente del nostro pianeta. Toni da disastro universale e fine del mondo eppure tutto è ancora rinchiuso nel piccolo stato del Maine con i nostri protagonisti pronti al doppio gioco degno delle più amate spy stories, tra l’altro storicamente ben giustificate con la necessità di tenere nascosta la storia ai giornali per impedire che la Madre Patria Russia potesse anche solo pensare di riprodurre un portale del genere. La piena lotta tra blocco occidentale e orientale, tra USA e URRS, tra protettori della democrazia e Sovietici è all’apice. Russiagate a parte, sembra che dagli anni Ottanta a oggi le cose non sia poi così cambiate.

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Ritmi incalzanti, quindi, perché il tempo per salvare Will, Hawkins e tutto il pianeta è poco. Nonostante questo però c’è stato il tempo di scoprire il passato e futuro dei personaggi: Eleven che riesce a ricongiungersi con sua madre prima e a trovare qualcuno che abbia le sue stesse capacità, Hopper che supera la sua situazione di stallo in un vortice senza fine e crea una nuova famiglia con Eleven (e con un po’ di psicologia spicciola non è difficile capire quanto fino alla battaglia finale lui abbia creato in Eleven una sorta di riflesso della figlia Sarah finendo per rinchiudere la ragazza in una nuova prigione). Un Bob l’aggiustatutto arrivato nella vita di Joyce per mettere insieme i pezzi di quel puzzle che l’ex marito e il “rapimento” di Will hanno distrutto. Una nuova ragazza in città e il profilarsi di un conflitto tra fratelli di sangue.

Gli autori avevano poi parlato di toni cupi e così è stato. Una continuità narrativa che viene fuori anche dai colori, l’Upsidedown sta prendendo possesso di Hawkins e allora ad Hawkins è sempre buio. Si giustifica tutto col fatto che siamo nel periodo di Halloween e il tramonto con quel rosso fuoco che preannuncia la battaglia tra sole e luna arriva prima di quanto tutti vorremmo. Ecco allora, che Eleven scappa di notte e scopre una grande città come Pittsburgh solo di notte. Will è in un continuo andirivieni tra la nostra dimensione e l’altra dove il buio lo sappiamo è come una parola d’ordine. Per non parlare poi dello shadow monster un‘ombra senza volto, ovviamente nera.

In Stranger Things 2 è tutto così dannatamente anni ’80, più che nella prima stagione, e l’universo “nerdoso” dei protagonisti arriva a pieno compimento. Parliamo, ovviamente, degli easter egg lasciati come le molliche di pane di Hansel e Gretel dagli autori nel corso dei 9 episodi. Il poster de “Lo Squalo” in camera di Will; Hopper che raccoglie il cappello nei tunnel creati sotto la città che ha ricordato Indiana Jones; il tentativo di rendere il corpo di Will inospitale per lo Shadow Monster che è sembrato un omaggio a L’Esorcista, e come ciliegina sulla torta lo stesso personaggio di Bob interpretato da Sean Astin che noi ricorderemo sicuramente il ruolo di Sam ne Il Signore degli Anelli, ma nell’universo di Stranger Things conta di più il suo ruolo di Mikey nei Goonies.

Metacinema puro in forma crossmediale.

Stanger Things 2 è stato il sequel perfetto, talmente perfetto che adesso l’asticella per la stagione 3 si è alzata ancora di più.

E sì, 9 episodi sono stati veramente troppo pochi!

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