Il potere delle parole è ormai ampiamente riconosciuto: sanno ferire, cambiare le giornate e colpire l’attenzione delle persone.

Sherlock lo sa bene. E’ grazie al potere di una semplice parola se lui decide di accettare lo strano caso di un ragazzo che ha incubi ricorrenti sulla morte del padre, a cui lui stesso aveva assistito quando era un bambino e che ha segnato profondamente la sua infanzia. La parola in questione, viene usata dall’uomo per descrivere l’accaduto: mastino (che in lingua originale inglese è “hound”).

Così Sherlock e John si dirigono fuori città, abbandonando Londra per la campagna inglese e si recano sulla scena della morte, che si trova vicino ad un centro di ricerca in cui si dice vengano effettuati esperimenti sugli animali di ogni genere. Il mistero si infittisce quando pare che alcuni di questi siano riusciti a fuggire.

Sherlock, noncurante della legge, insieme a Watson, riesce ad entrare nel centro utilizzando un pass sottratto a suo fratello Mycroft. Prima di essere scoperti come infiltrati, riescono a farsi un’idea di ciò che accade nei laboratori, conferma di ciò che le persone locali e il loro cliente affermano. Tra i vari incontri all’interno dei laboratori, fanno la conoscenza di uno degli scienziati, il dottor Frankland, amico del padre del ragazzo.

In città intanto si parla di agguati e di un famoso mastino violento che si aggira nella zona dei boschi limitrofi. Sherlock non resiste, deve andare a vedere con i propri occhi cosa sta davvero spaventando le persone e di notte inizia una perlustrazione trovando effettivamente delle impronte di un enorme cane. Ed è in quel momento che lo vede. Due occhi luminosi e spaventosi proprio come erano stati descritti, Sherlock li vede davanti a lui, la sua razionalità crolla lui si sente in crisi.

Lestrade, su richiesta di Mycroft raggiunge i due detective sul luogo e dopo un paio di ricerche viene a scoprire che i proprietari di un locale al centro del villaggio possedevano un cane presumibilmente fuggito dal centro, recentemente abbattuto a causa dell’aggressività che l’animale manifestava. In seguito, Sherlock e Watson ottengono il legale permesso per entrare nel laboratorio. John durante l’ispezione resta bloccato da solo in una stanza piena di gabbie. Salta la luce, le porte sono chiuse. All’improvviso sente dei rumori di zampe in avvicinamento, ringhi e respiri feroci. Terrorizzato, si chiude in una gabbia vuota e chiama Sherlock al cellulare. A discapito di John, Sherlock dopo aver capito che le visioni del mastino erano frutto di allucinazioni causate da un gas, sta effettuando un test su John.

Il tutto ebbe inizio dal progetto chiamato H.O.U.N.D. avente come simbolo un feroce mastino, di cui vi faceva parte anche il dottor Frankland. Gli esperimenti però non andarono a buon fine, causando schizofrenia e allucinazioni permanenti su chi ne subiva gli effetti per troppo tempo. Il ragazzo era da tempo vittima di questo gas e una volta arrivati, anche Sherlock e Watson ne furono vittime. Il padre del ragazzo morì in seguito ad aver scoperto gli scopi di questo progetto e l’amico Frankland fu costretto a metterlo a tacere per sempre. Appurata la colpevolezza di Frankland, questi tenta la fuga attraverso il campo minato adiacente alla scena del crimine. Un passo azzardato non c’è che dire, poiché un ordigno inesploso lo uccide sul colpo ponendo fine al caso.

Sherlock era sicuro che vi doveva essere una ragione logica dietro questo fanatismo locale.

La mente ha avuto la meglio, come sempre.

 

Alla prossima puntata!

Ci vediamo come sempre al 221B di Baker Street.

 

Marika Boni

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