Pseudo teorie antropologiche, e-death e altrettanti pseudo luminari della medicina. Lotte fratricide che si trascinano da secoli. Forse l’arrivo di un leader o meglio otto, in grado di porre fine a quella lunga guerra che risale agli albori della specie umana. L’homo sapiens che rincorre l’homo sensorium, ma in fin dei conti è la storia degli uomini che si cacciano a vicenda. Sense8 cresce. Cresce di ritmo, intensità, di storia. Ma più in generale è una produzione che ha preso maggior coscienza di sé, sicuramente dovuta al successo della prima stagione che ha fatto lievitare il budget e ha aperto le porte ad una season 2 che è diventata un vero e proprio colosso. Più di un anno per la lavorazione degli 11 episodi, 16 set in giro per il mondo un lavoro mai fatto prima nel mondo seriale.

Gli 8 ragazzi che abbiamo conosciuto due anni fa non sono più gli stessi. Ancora un po’ impacciati, ancora un po’ ignari di quella grande macchina che si nasconde dietro la BPO, i Sensate sono comunque cresciuti e hanno preso coscienza del loro essere. Non a caso c’è un maggior numero di scene in cui tutta la cerchia è presente, scene durante le quali sono le capacità di tutti e otto che si uniscono in una sola persona per collaborare. Non a caso, ancora, c’è l’incontro/scontro con le altre cerchie, un mondo che si apre ai loro sensi e diventa normalità. Questo non vuol dire che le storie personali siano messe da parte anzi; prendere coscienza di uno e otto allo stesso tempo significa avere accanto sempre qualcuno pronto ad aiutare e magari nel momento del bisogno “fare il miglio cidercar in circolazione”.

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Le storie personali non sono affatto messe in un angolino e anzi bene si intrecciano con la storyline di fondo che, a volerla proprio dire tutta se non avesse avuto la ventata di leggerezza lasciata, ad esempio, dalle crisi isteriche di Lito o dalle lotte all’alba tra Sun e Mum (sei mesi di lavorazione per creare quella sequenza), avrebbe appesantito e non poco la stagione. Un intreccio che arriva all’apice al decimo episodio, quando proprio la storia personale di Wolfgang si lega definitivamente alla storyline orizzontale della serie con Lila che per vendetta personale vende il berlinese a Whispers. E a proposito di Lila, italianità tanta italianità in questa seconda stagione di Sense8 (che però di italiano ha già tanto se consideriamo uno dei produttori della serie, Roberto Malerba che è “immischiato” in questo progetto da quando la serie è nata). Prima le riprese nella bellissima Positano, poi Lila aka Valeria Bilello l’italiana anzi no “napoletana”. Badass a tutti gli effetti, perfetta nella parte. Certo dietro la scelta si inserire proprio un personaggio italiano nella seconda stagione c’è un’abile mossa di marketing da parte di Netflix, dettata dall’arrivo del colosso streaming nel nostro Paese, ma la Bilello ha reso perfettamente quella che era l’idea di questo personaggio nella testa degli autori e probabilmente nessuno più di una napoletana avrebbe potuto fare meglio.

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E poi l’amore al tempo dei sensate. Un Will più fragile in questa seconda stagione, lui che in fin dei conti è un po’ il leader della cerchia subisce più di tutti sia fisicamente che emotivamente il peso di questa lotta fratricida culminata con la morte del padre. Un Will che in più di un’occasione si lascia andare e mette in pericolo la vita di uno dei compagni perché è proprio in un momento di non lucidità di Will che a Nairobi Capheus finisce vittima di un’imboscata. Ma se Will è fuori di sé, tocca a Riley prendere il suo posto, suo questa volta il compito di farsi in quattro per la cerchia e aiutare soprattutto Will creando una sorta di parallelismo a parti inverse con la prima stagione. E poi Kala e Walfgang, l’amore più ostacolato e barbaramente troncato da Whispers, quasi come a dire che il loro è un amore da tragedia greca. Un marinaio che deve resistere al canto bisbigliato delle sirene per approdare alla sua Itaca.

Grande protagonista ancora una volta la diversità. Se c’è un merito di Sense8 è quello di essere – oltre che la miglior sci-fi in circolazione e probabilmente il prodotto di punta di Netflix per livello di scrittura e sperimentazione – un prodotto profondamente antropologico. È un manifesto della società di oggi che si dice pronta ad accettare chi ha altri orientamenti sessuali, ma poi sbatte le porte in faccia all’attore che ha deciso di non nascondersi più dietro la maschera dell’eterosessualità. Mai una serie fino ad ora aveva avuto il coraggio di osare tanto affrontando tanta “diversità” tutta insieme; omosessualità, transgenderismo, promiscuità ridefinendo ancora una volta il concetto di famiglia e famiglia allargata. Eppure tutto era già scritto nel DNA della serie con le sorelle Whachowski, ideatrici di questa grande macchina assunta a manifesto di una generazione, che all’epoca di Matrix erano Andy e Larry. In Sense8 tutto si mescola e quello che può sembrare il confine, se mai c’è un vero confine, tra normalità e diversità diventa impercettibile. Il messaggio della serie è più chiaro che mai; non importa chi tu sia, quale sia il tuo colore della pelle, se sei uomo o donna, coreana o messicano, non importa il tuo orientamento sessuale la normalità è diversa per la vita di ognuno. E ci vuole coraggio per affrontarla.

A proposito dell'autore

Anna Maddalena Peluso
Caporedattore del We Smile e Autore della sezione Serie tv

Nolana di nascita, da qualche tempo romana. Ingorda di serie tv, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Sta meglio in acqua che sulla terra ferma. Un giorno spera di poter fare della scrittura il suo lavoro. In cerca di qualcosa

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