La strada non è la sua casa. A voler riassumere in pochissimo la prima stagione di Iron Fist quello che viene in mente è proprio questo; la strada non è la sua casa. Ma sarebbe comunque tutto troppo riduttivo. L’ultimo ricordo, per chi ha seguito sin dall’inizio e in ordine tutte le serie Marvel/Netflix, è quello delle strade corrotte e malfamate di Harlem con un combattuto Luke Cage che tra fantasmi del passato e criminali incalliti nel presente cerca di fare piazza pulita dello sporco. Con Iron Fist si ritorna tra i grattacieli della mid town e tutto o quasi si svolge in luoghi chiusi.

Molto più sulla scia di DareDevil, quindi, che di fatto tra chiamate in causa e oggetti a lui appartenuti (che qualcuno ancora conserva nell’armadio di casa) che appaiono in scena diventa a tutti gli effetti un personaggio della serie anche se non fisicamente presente. E proprio come per il diavolo di Hell’s Kitchen la vendetta è il filo conduttore di tutti e 13 gli episodi. Ritorna prepotente la Mano e si (ri)scopre una Madame Gao a metà tra il mistico e il profano. La cultura orientale diventa protagonista e di fatto le scene più belle e ben fatte sono proprio quelle dei combattimenti, con il premio per il miglior duello che se lo dividono alla pari lo scontro a spade tra Colleen e il suo sensei Bakuto e la lotta fratricida e ad armi pari, causa un Iron Fist in decadenza, tra Danny e Davos (combattimenti entrambi visti nell’episodio 12).

Una serie con tanti villains e un solo personaggio di buon cuore: Danny Rand. Sarebbe scontato dire che da Madame Gao ce lo aspettavamo, ma è vero, la donnina dai poteri ancor non ben decifrabili in fondo l’avevamo già conosciuta. E poi Bakuto, ossessionato dall’Iron Fist e dalla costruzione di un progetto più grande di tutto e tutti, ma rivelatosi semplicemente un avversario di Madame Gao e pronto a tutto pur di prendere il posto di comando, anche uccidere l’allieva prediletta, Colleen anche lei con la coscienza sporca per aver mentito e che proprio nella lotta contro Bakuto trova la strada per la liberazione. Villain si rivela anche Davos che ai monaci non ha mai perdonato di essere stato la seconda scelta e a Danny di essere migliore di lui, tanto che alla fine ne propone l’uccisione. Scontato anche il cattivo dei cattivi, Harold. Perché a conti fatti è lui il manipolatore per eccellenza, lui quello disposto a vendere l’anima al diavolo (anche se si tratta dei figli) per ottenere ciò che vuole ovvero soldi e potere. Ci hanno provato gli autori a lasciare tutto all’episodio epilogo della prima stagione eppure gli indizi seminati qua e là da una onnipresente e onnisciente Madame Gao già a metà percorso ci avevo fatto capire che il vero nemico e mandante dell’incidente aereo fosse proprio Harold. Meno scontato e quindi più bello lo scioglimento delle vicende tra Ward e Joy; alla fine di tutta la storia sarà il fratello maggiore a fare il passo in avanti, a chiudere i conti con chi per trent’anni gli ha reso la vita un inferno e cambiare. Un Ward redento che tende la mano verso il vero se stesso e anche verso Danny per costruire qualcosa insieme. Mentre Joy afflitta dalle bugie che l’hanno circondata cede al lato oscuro della forza e medita la vendetta.

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Ma nonostante i colpi di scena finali che spianano la strada al capitolo successivo, qualcosa però in questa prima stagione di Iron Fist non ha convinto. I primi episodi scorrono lenti anche troppo e benché questa procedura sia un must delle serie Marvel/Netflix, con gli ultimi episodi che sembrano correre alla velocità della luce, arrivare all’episodio punto di rottura della stagione, quello che spinge a non fermarsi a voler sapere e subito come andranno le cose diventa più difficile che per le altre serie. Quello che salva tanto la serie è l’interpretazione degli attori; manco a parlare dell’ormai infinita Rosario Dawson ancora una volta impeccabile. E non stupisce nemmeno Finn Jones aka Iron Fist, il bell’attore londinese si era fatto conoscere ne Il Trono di Spade e lo si ritrova ora cresciuto e all’altezza del ruolo che ha richiesto anche una lieve trasformazione fisica. Brillante anche l’interpretazione di Ward da parte di Tom Pelphrey (disturbi a tratti psicopatici mai facili da interpretare) e di Jessica Stroup nei panni di Joy, anche qui l’attrice la si ritrova cresciuta (per chi l’aveva conosciuta in 90210 il reboot del più famoso Beverly Hills 902010) e capace di mostrare bene, anche grazie all’aiuto dei costumi, la trasformazione avvenuta nel suo personaggio nell’ultima scena in cui compare.

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Ma è ancora un Iron Fist acerbo e noi proprio come Danny dobbiamo ancora imparare molto su quel pugno d’acciaio.

Voto 7

Anna Maddalena Peluso

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