L’ Expo di Milano, si sa, si è ormai concluso da circa due mesi ma bisogna ammettere che è stato senz’altro uno degli eventi più apprezzati e discussi di quest’ anno soprattutto qui in Italia, che ne è stata la cornice. Ma perché parlarne in ambito artistico? Perché  Expo è stata anche l’occasione per dare grande visibilità all’arte e a un nutrito numero di artisti che hanno avuto modo di rendere le proprie opere le più ammirate dell’anno che stiamo per lasciarci alle spalle. L’ arte ha avuto, infatti, un importante ruolo durante tutta la durata dell’ esposizione in quanto linguaggio condiviso tramite cui descrivere l’ identità di ogni singolo Paese presente all’ Expo. Con questo intento, artisti di tutto il mondo hanno portato le loro opere a Milano per rappresentarvi, nei caratteri peculiari, epoca e società odierna.

Godetevi allora la seguente panoramica di artisti e rispettive opere che si sono fatti notare  maggiormente a Milano.

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 Emilio Isgrò: Il Seme dell’Altissimo

Nella personalissima rappresentazione dell’ artista, il simbolo della vita e della speranza per lo sviluppo dell’umanità si incarna in un seme d’arancia ingrandito 1,5 miliardi di volte. Un racconto dell’era della manipolazione del cibo che l’artista elabora come un’icona universale del nutrimento.

 

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 Dante Ferretti, I guardiani del cibo – Il mercato (otto postazioni)

L’installazione di Dante Ferretti posizionata all’ ingresso del Decumano, rappresenta una parata di statue ispirate ai ritratti di Giuseppe Arcimboldo, rappresentanti in forma antropomorfa i lavori e i prodotti tipici della tradizione italiana.

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 Mimmo Paladino: La Conoscenza

Mimmo Paladino e Michele De Lucchi hanno forgiato quest’opera d’arte bronzea ubicata nella “Valle delle Civiltà”, l’area prospiciente il Padiglione Zero. La statua, una figura umana seduta, è raffigurata nell’atto di apprendere da un libro i numi della conoscenza con lo scopo di affermarne il concetto attraverso i versi poetici, i disegni rupestri, l’arte e la bellezza del paesaggio.

 

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 Wolf Vostell: Energia

L’installazione realizzata nel 1973 dall’artista tedesco esponente del movimento artistico neodadaista Fluxus è un’opera sul tema “dividere per moltiplicare”, mai vista prima in Italia. La carcassa di una massiccia Cadillac riempita di fucili mitragliatori è contornata da sfilatini di pane avvolti in carta di giornale. Una composizione davanti a cui ognuno può formulare le proprie riflessioni sul legame tra consumo e condivisione delle risorse.

 

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 Lukas Rittstein: Nafigate

Presso il Padiglione della Repubblica Cieca è stato possibile ammirare la sovrapposizione tra lo sviluppo tecnologico e la natura, espressa metaforicamente nel modo con cui l’artista rappresenta un colibrì che muta in automobile. Lo scultore è noto per le opere emblematiche, sempre realizzate in plastica, che rappresentano la simbiosi tra la città e la natura.

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 Fabio Novembre: Per fare un albero / Fiat 500

Queste installazioni artistiche rappresentanti inconsuete fioriere sono state ideate dal designer Fabio Novembre e realizzate in scala 1:1 a forma di Fiat 500. Il messaggio ecologico è rafforzato dalla vernice antismog con cui sono dipinte.

 

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 Giuliano Tomaino: varie opere

La grandi installazioni della collezione “Sculture in città” dello scultore ligure, esposte lungo il decumano, sono caratterizzate dal colore rosso acceso che ben realizzano l’idea di portare a scala urbana i temi dell’infanzia, del gioco, della natura e dell’illusione.

 

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 Patrick Laroche: Carciofi

Laroche ha voluto coniugare la passione per la gastronomia con la scultura, da cui nasce la collezione “Vegetables” di cui l’opera fa parte. Tutte le sculture sono degli ingrandimenti e riproduzioni di vegetali, realizzati in bronzo o resine ricoperte da una vernice cromata.

 

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 Giuseppe Arcimboldo: Ortolano/Ciotola Di Ortaggi

Su ispirazione delle caricature di Leonardo da Vinci, nella seconda metà del Cinquecento, l’artista produsse una serie di ritratti costituiti dall’accostamento di elementi della natura. Questa è una delle rarissime opere reversibili in cui l’artista amava celare riferimenti sessuali e allegorie della fecondità.

 

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E per concludere, l’ “Albero della Vita”.

 La struttura dell’Albero della Vita affonda le radici in uno dei periodi artistici più fervidi dell’arte italiana, il Rinascimento. Sul finire degli anni Trenta del XVI secolo, Michelangelo risistemava Piazza del Campidoglio su incarico papale, donandole una nuova forma e prevedendo una pavimentazione che eliminasse lo sterrato esistente. Proprio per questo pavimento, l’artista concepì e disegnò una struttura complessa e simbolica che, partendo da un disegno a losanghe, culmina in una stella a dodici punte indicante le costellazioni.

Proprio da questo disegno michelangiolesco, Marco Balich, direttore artistico di Padiglione Italia nonché produttore di grandi eventi e regista, ha mutuato la forma dell’Albero della Vita, una grandiosa costruzione a metà tra monumento, scultura, installazione, edificio, opera d’arte che oltre al Rinascimento rimanda a simbologie più complesse e comuni a numerose culture, per cui l’Albero della Vita è simbolo della Natura Primigenia, la grande forza da cui è scaturito il tutto. Il concept e il design sono di Marco Balich in collaborazione con lo studio Gioforma.

A proposito dell'autore

Angela Nimo
Autore della sezione Arte e Blogger della rubrica Viaggi dell'Arte

Studentessa di giornalismo ed editoria con un'irrinunciabile necessità di scrivere, pugliese d'origine e romana d'adozione. Mi occupo di arte nell'accezione più variegata del termine, sempre alla ricerca di novità interessanti, con la speranza di poter fare della scrittura il mio mestiere.

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