Che cos è il tempo? Solitamente tendiamo a concepire il tempo come successione illimitata di istanti in cui si svolgono gli eventi, come il lento spostarsi delle lancette dell’orologio da una posizione ad un’altra. Proviamo a ragionare su questa definizione. Immaginiamo di sederci ad un tavolo e di osservare pazientemente un’arancia finché questa non ammuffisce: quanto tempo è trascorso? Quanto tempo è necessario affinché l’arancia ammuffisca? Bene, per rispondere a questa domanda abbiamo due strade; la prima, che considera l’oggettivo lasso temporale trascorso dal tempo iniziale di osservazione a quello finale in cui l’arancia ammuffisce, la seconda che, quantitativamente meno definita della prima, considera quanto tempo è stato necessario dal nostro punto di vista affinché tale fenomeno si verificasse.

Consideriamo, a tal proposito, l’esempio riportatoci da Einstein per riassumere la sua teoria della relatività: “Quand’un uomo siede un’ora in compagnia di una bella ragazza, sembra sia passato un minuto.
Ma fatelo sedere sulla stufa per un minuto e gli sembrerà più lungo di qualsiasi ora”. Questa frase aiuta, dunque, a cogliere l’antinomia esistente tra tempo della scienza e tempo percepito.

Immaginiamo, ancora, di trovarci comodamente seduti nella nostra auto quando improvvisamente la luce del semaforo segna giallo: cosa fare? Accelerare e passare prima che scatti il rosso, o decelerare aspettando che diventi nuovamente verde? Bene, in questo caso entrano in gioco diversi fattori esterni che necessariamente influiranno sulla nostra scelta: anzitutto, la domanda che ci poniamo in quel frangente è se riusciremo a passare prima che scatti il rosso o meno; superare o meno il semaforo dipende, dunque, da quel calcolo soggettivo che abbiamo fatto nella nostra mente senza con ciò quantificare con cronometro alla mano il tempo intercorrente tra il giallo ed il rosso. Tutto ciò, nonostante all’apparenza sembri una mera formalità, sottende tuttavia un concetto di fondamentale importanza: interrogandoci sulla scelta da prendere, abbiamo inconsciamente reso soggettiva l’oggettività del tempo. E ancora più incredibili sono i risvolti pratici che inconsciamente ci accompagnano in una tale situazione: tale scelta, infatti, non dipende solo da questo calcolo mentale che tanto ci fa sentire dei matematici in erba, ma anche da talune circostanze esterne quali l’importanza di un viaggio o la presenza di una volante della polizia. Dite la verità, vi è mai capitato che la presenza di un vigile influenzi le vostre decisioni? Varrebbe davvero la pena rischiare una multa o la detrazione dei punti dalla patente per verificare quanto bravi siamo a render soggettiva l’oggettività del tempo? Personalmente non credo.

Possiamo dunque affermare con certezza che questa deviazione del nostro comportamento derivi da “imposizioni” etico-morali? Ebbene si.

Sant’Agostino sosteneva che nell’animo possediamo il passato sotto forma di memoria, a differenza del futuro che è attesa e del presente che rappresenta l’istantaneo passaggio dal futuro al passato: bisogna vivere pienamente il presente in modo da aver recuperato il passato e aver gettato le basi per il futuro. La memoria, quindi, permette di decidere oggi in base alle tue esperienze passate, è quel bagaglio culturale che ti permette di rendere attuale quanto hai appreso in precedenza. Cosa vuol dire tutto ciò? Vuol dire che nel caso in cui credendo di riuscire a oltrepassare il semaforo prima che scattasse il rosso hai ricevuto una multa, in quanto “beccato” dalle telecamere apposte alla sommità del semaforo, difficilmente persevererai nel tuo errore: sarebbe stupido; il passato si è manifestato sotto forma di memoria rapportando al presente un’esperienza trascorsa, senza tuttavia impedire alla nostra mente di calcolare ugualmente se saremmo riusciti a passare, e in alcuni casi, inducendoci ad esclamare frasi del tipo: “Sapevo che ce l’avrei fatta!” Quello che noi consideriamo presente, quindi, è in realtà il risultato di una combinazione fra il passato (memoria) e l’immaginazione; tanto che, in assenza di sorgenti di informazione, il cervello perde la propria capacità di percezione del tempo. Un esempio è quello del sonno: non siamo in grado di stimare il tempo effettivo trascorso, per quanto breve questo possa essere. Ecco spiegato, dunque, come anche il tempo quale solitamente inteso, ovvero quello oggettivamente trascorso, possa esser reso soggettivo (sarebbe preferibile tenere per sé questa distinzione, e non utilizzarla come scusa di eventuali ritardi a lezione o sul posto di lavoro!). Emblematica, a tal proposito, la risposta di Sant’Agostino a chi gli chiese cosa fosse il tempo: “Sinceramente – rispose – se nessuno mi fa tale domanda sono sicuro di sapere cosa sia il tempo, se però qualcuno me lo domanda non so cosa rispondergli”.

Un ultimo suggerimento: col giallo è preferibile fermarsi.

Carmine Speziale

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mario manzi

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