Salvatevi dalle feste che arrivano, le cene interminabili, le conversazioni che dovrete affrontare (ma non vorreste), i chili in più con cui inevitabilmente saluterete l’inizio dell’anno. Oppure buttatevi a capofitto nello spirito natalizio, per esempio leggendo “Julie&Julia” il resoconto dell’ “eroica” impresa di Julie Powell –certo, senza aspettarvi vigilie di Natale salvate in extremis o bruti che improvvisamente riscoprono il loro buon cuore, ché di Natale a rigore qui non si parla mai.

Come se affrontare un trasloco nel Queens fosse poco per un’insoddisfatta segretaria trent’enne, infatti, Julie decide (davvero e non solo per finzione narrativa!) di imbarcarsi nell’impresa di replicare in soli 365 giorni tutte le ricette de “L’arte della cucina francese” di Julia Child e condividere i suoi risultati su un blog aperto per l’occasione. Se non avete mai visto l’omonimo film con Meryl Streep, a questo punto, due premesse sono d’obbligo. Julia Child è una pioniera americana della cucina in tv, un luminoso guru di omelette ed escargot, tanto da meritarsi la medaglia presidenziale alla libertà. A rendere più complicate le cose sono le origini texane di Julie: abituata a ben altri sapori, la sfida più eroica sarà per lei concedersi al nuovo, culinariamente parlando e non solo. Dietro l’affannosa ricerca di ossibuchi perfetti e crepes dorate al punto giusto, infatti, c’è la voglia di uscire da quella zona grigia di (s)confort detta abitudine. C’è chi per farlo si iscrive a yoga, chi comincia a dipingere, chi programma viaggi in giro per il mondo e chi si arma di mestoli e tanta, tanta buona volontà e si improvvisa chef francese. Se anche voi state vivendo  una parentesi del genere – e sfido chiunque a non ammettere che dicembre, un po’ per l’aria di festa o perché ti costringe a fare bilanci sull’anno passato, ti lascia addosso quel velo di malinconia che ti fa venire voglia, anche solo per qualche minuto, di mollare tutto e ricominciare da capo – potreste trovare ispirazione in “Julie&Julia” . Questo non significa che dovrete necessariamente mettervi a spadellare lumache al burro che non avrete neppure  il coraggio di assaggiare, ma che impegnarsi in qualcosa di nuovo che ogni giorno non vi faccia vedere l’ora di mettervi a lavoro e vi faccia dimenticare il lavoro (quello vero!) che non avete o non vi soddisfa, l’orologio biologico che avanza e tanti simili piccoli grandi screzi quotidiani, potrebbe essere un buon modo per iniziare l’anno.

“Ci ho messo un sacco di tempo per capirlo, ma la Bibbia di JC mi aveva attratto per quel sapore nascosto e gratificante di speranza e scoperta. Avevo creduto di usare il libro per imparare a cucinare alla francese, ma in realtà mi era servito a stanare una serie di porte che davano diretto accesso alle possibilità.” (Una scena dell’omonimo film di Nora Ephron)

Prima che l’ultima #pagina69 di questo 2015 si trasformi improvvisamente nella pagina dell’oroscopo, però, torniamo al destino con_fuso delle due Giulie, che oltre a un trasloco – anche la Child scrisse il suo manuale di cucina francese costretta a seguire in Europa il marito, funzionario governativo americano- sembrano avere in comune molto di più. Una persona al fianco che sappia quando è il momento di mettersi a pelare verdure con te, quando cucinare al posto tuo il piatto numero enne dell’ultima bibbia enogastronomica o quando convincerti a redimerti dalle tue ossessioni, per esempio. Ma, anche, la felice condanna ad essere circondate da personaggi al limite del bizzarro: l’amica che intrattiene laison romantiche solo con gente dallo stesso nome, quella dal matrimonio tormentato e alla ricerca di evasione virtuale, il capo curioso, il fratello dalle sue attività lavorative non meglio note. Tutti affollano l’arrangiato monolocale di Julie alla ricerca di quello speciale conforto che, a volte, solo un pasto che non si è dovuto cucinare da sé è in grado di dare. E se la metafora del cibo che, persino quando è pessimo, mette d’accordo tutti vi pare fin troppo abusata, mettetela così: proprio come Julie e i suoi speciali assaggiatori di delizie francesi potreste dover fare i conti (in questi giorni e non solo!) con chi “affolla” i vostri spazi, ma come ogni buon padrone dovreste imparare a distinguere per chi vale la pena stappare il miglior sauvignon.

Virginia Dara

A proposito dell'autore

La Redazione

Post correlati

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.