Di iniziative pro lettura in un paese di mancati lettori come il nostro -stando alle ultime rilevazioni Nielsen solo 22.4 milioni di italiani leggono almeno un libro all’anno- ce ne sono fin troppe. E se il (parziale) flop di #ioleggoperché con i suoi 240 mila libri regalati in giro per la penisola lo abbiamo appena lasciato alle spalle, ad aspettarci c’è ora #ilMaggiodeilibri, iniziativa ormai da anni promossa dal Centro per il libro e la lettura del MiBACT per sensibilizzare al piacere della lettura. A un buon libridinoso, di certo, sembrerà strano cercare ‘incentivi’ per evadere in fantastici mondi di carta. Ma chi non riesce a non avvicinarsi con diffidenza a quel parallelepipedo di carta così denso di vita e di parole, dovrebbe tener presente che leggere fa bene. E no, non solo all’anima, alle proprietà linguistiche ed espressive, al martoriato mercato editoriale (anche). Ma soprattutto al corpo.

Chiedetelo a Ella Berthoud e Susan Elderkin, due delle più esperte biblioterapeute al mondo che alla loro avventura hanno dedicato “Curarsi con i libri”. Un piccolo bignami di “rimedi letterari per ogni malanno”, come recita il sottotitolo. Un vero e proprio “manuale di medicina”, come chiariscono le due nella prefazione, che per ogni dolore del corpo e dell’anima prescrive una terapia da seguire tra scaffali e librerie, in compagnia del proprio e-reader o di altri pazienti in un circolo di lettura. Non c’è patologia, infatti, che un buon libro –che sia un classico, una saga, uno scritto di nicchia o la penna di un esordiente- non possa curare.

L’influenza  vi costringe a letto tra tisane e coperte? Leggete un giallo qualsiasi di Agata Christie (meglio se “L’assassinio di Roger Ackroyd”, consigliano le autrici): il desiderio di scoprire l’assassino prima di Poirot vi farà dimenticare dolori, brividi, incapacità di respirare. Se, invece, a non darvi pace è un fastidioso mal di denti, approfittatene per (ri)leggere “Anna Karenina”, scoprirete che vi accomuna al conte Vronskij l’attanagliante fitta al “dente grosso” ma, almeno a voi, sarà risparmiato il ben più tormentoso dolore di riconoscere l’amata in un corpo martoriato appena caduto sulle rotaie. E anche se le vostre sono ‘solo’ pene dell’animo, non preoccupatevi, nella loro farmacia cartacea Berthoud e Elderkin avranno di certo quello che fa a caso vostro. Dalla Elaine Dundy de “Il dolce frutto” contro la timidezza,  alla profezia che tenne Terzani per un intero anno lontano dagli aerei per chi ha paura di volare, passando per il “Deserto dei tartari” di Dino Buzzati contro le ansie di avere (ancora per poco) vent’anni. Per non parlare, ovviamente, dell’infinta varietà di rimedi letterari per amori non corrisposti, introvabili, predestinati.

berthoud elderkin

Insomma, Ella Berthoud e Susan Elderkin regalano a lettori voraci e non un vero e proprio prontuario da tenere a portata di mano e consultare ogni volta che si ha l’impressione di non riuscire a trovare il medicamento giusto per il proprio male. O, anche, un’atipica enciclopedia da sfogliare con la curiosità di chi, abituato alla vertigine digitale del web semantico e simili, riscopre la gioia analogica di ordini alfabetici, indici tematici, per autori. Unica avvertenza? Lasciate da parte, almeno per un po’, quella diffidenza travestita da raziocinio. Un libro può davvero essere cura et veneno. Ché “a volte è la storia che affascina; a volte il ritmo della prosa che lavora sulla psiche, calmandola o stimolandola. A volte un pensiero o un atteggiamento suggeriti da un personaggio che si trova invischiato in un dilemma simile. In qualsiasi caso il romanzo ha il potere di trasportarci in un’altra esistenza, e farci guardare il mondo da un altro punto di vista. Possiamo credere di starcene seduti sul divano nel salotto di casa, ma la parte più importante di noi –i nostri pensieri, i nostri sensi, il nostro spirito- è altrove. Nessuno torna da un simile viaggio come la stessa persona”.

Curarsi con i libri

Ella Berthoud, Susan Elderkin

Sellerio (644pp, 18 euro)

Virginia Dara

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