Siamo un Paese che legge poco, a tratti pochissimo. Lo dicono i numeri ogni anno. Forse siamo solo un Paese che legge male. E, comunque, che siamo un Paese che legge poco (e male) ce ne rendiamo conto anche senza bisogno dei numeri: abbiamo un intero mese — bellissimo, essenziale, fastidioso— che ci ricorda che dovremmo farlo di più (e meglio). Sì, insomma, #IlMaggiodeiLibri sembra a tratti la versione libridinosa di qualsiasi giornata mondiale che ci ricordi che abbiamo bisogno di fare più raccolta differenziata, di pensare di più al nostro cuore, di fermare lo scioglimento dei ghiacciai e via di seguito. Esattamente allo stesso modo, sembra, abbiamo bisogno di leggere di più (e meglio). Chissà, però, che non abbiamo bisogno soprattutto di capire che insolite creature sono gli scrittori e di cosa è fatto il loro meraviglioso mondo.

paolo nori

Paolo Nori, autore di “I quattro cani di Pavlov”.

C’è un libro, così, che ci può essere d’aiuto per questa altrettanto insolita missione di maggio: I quattro cani di Pavlov di Paolo Nori. Dimenticate le trame dense e da togliere il fiato: nel romanzo — che forse romanzo non è— non succede niente e non succede così tanto niente che, da lettori, ci si ritrova incollati lì a provare, a voler capire verso dove si sta andando. Meglio, dove state andando. L’impressione, infatti, è di non riuscire mai a essere veramente soli davanti alle pagine: infranto quel patto narrativo e di credulità che di solito fa pendere, letteralmente, dalle parole di chi scrive, sempre da lettori, ci si trova qui a combattere una lotta persa in partenza con l’autore. L’autore, sì, non un qualunque narratore giustificato nell’esserci dalle esigenze narrative. Un Paolo Nori o un suo alterego uno e trino, insomma, che sembra far tutto tranne che rassicurarci o indorarci la pillola che quello di chi scrive è il mestiere più bello del mondo. È lì, presente, a ogni pagina, come un ingombrante cane di Pavlov appunto, e sbava allo stimolo condizionato di scrivere? di sentir parlare di lui? di leggere negli occhi dei suoi lettori godimento, aspettative, delusioni?

Il romanzo — che forse romanzo non è—  ci catapulta, così, in un caleidoscopio fatto di personalità multiple, di ruoli imprecisati, di responsabilità indecidibili. Chi ha pensato a quel titolo idiota? Chi ha ucciso il beniamino della saga? Chi ha cambiato editore all’improvviso? Chi ha pensato davvero che un tour infinito di presentazioni del libro fosse una buona idea? Troppo facile rispondere: lo scrittore. Ogni volta che crediamo di sapere tutto di lui perché non ci siamo persi uno dei suoi romanzi, perché lo seguiamo dagli esordi, perché stiamo già facendo la fila per l’edizione celebrativa del suo best seller che deve ancora uscire, cadiamo infatti nel più grande degli inganni. Hanno personalità multiple, gli scrittori. Ci fanno credere di essere quello che vogliamo che siano. Sono, nella migliore delle ipotesi, tutto quello che noi abbiamo deciso debbano essere. Sono uni e trini — e forse non basta — gli scrittori. Come chiunque altro, anche che scrittore non sia.

Consiglio dopo la luttra: pensa a cosa vorresti (non) essere per i tuoi lettori, se fossi uno scrittore.

A proposito dell'autore

Virginia Dara
Autore e Blogger di Pagina69

Figlia del mare: è siciliana per nascita, milanese per scelta e, da poco, romana (un po' per caso). Le piace pensare di essere i libri che ha letto, la musica che ha ascoltato, i posti in cui ha vissuto, le persone che ha incontrato. Crede profondamente nel potere terapeutico della scrittura: ha sempre più parole di quelle che dice.

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