Quando scoppia una guerra, niente e nessuno ne rimane escluso. L’obiettivo dei vari schieramenti ed eserciti è quello di annientare completamente il nemico, non solo fisicamente, ma anche, e soprattutto, culturalmente.

Strappare le radici che stanno alla base di una nazione e rivendicarle come proprie; distruggere l’identità nazionale.

Quale migliore strategia se non impossessarsi dei beni altrui, specialmente dei beni culturali?

L’arte è sempre stata oggetto di contesa durante i conflitti, bottino di guerra o vittima di terribili distruzioni (facile “preda” per i mercati neri del collezionismo).

Non tutti sanno che un silenzioso schieramento si è battuto per salvaguardare le opere artistiche dei vari paesi; si potrebbe portare come esempio il faticoso lavoro di Antonio Canova, il celebre scultore trevigiano che riuscì a recuperare le opere d’arte italiane trafugate da Napoleone.

Tuttavia non è di questa storia che si vuol parlare, bensì della celebre azione dei Monuments Men e dell’Operazione Salvataggio italiana.

Dalla Francia, all’Italia, passando per la Spagna, migliaia di opere vennero nascoste durante la seconda Guerra Mondiale, dalla razzia dei nazisti e dalle ambizioni artistiche di un povero imbianchino, espulso dall’Accademia di Vienna e avviatosi alla carriera politica.

Il sogno di Hitler, l’apertura del grandioso Führermuseum a Linz (sui progetti architettonici del fidato Speer) venne ostacolato da uomini e donne che, nell’orrore della guerra, silenziosamente svuotarono ad una ad una le stanze dei maggiori musei, delle più celebri gallerie, delle svariate collezioni private (ebraiche e non), delle molteplici chiese, per portarli nel buio delle miniere, delle stanze delle ville, dei castelli, delle rocche, e dei conventi dei vari paesi occupati dal regime (nazista e fascista). Un’operazione estremamente delicata e pericolosa, che rischiava ogni volta un possibile controllo dei camion di trasporto da parte dei soldati tedeschi, o peggio ancora un bombardamento aereo delle forze nemiche e di quelle alleate (si veda il caso dell’abbazia di Montecassino).

Modello ipotetico del Führermuseum di Linz

Modello ipotetico del Führermuseum di Linz

La maggior parte di questi Monuments Men erano volontari che avevano deciso di arruolarsi in questo progetto nella speranza di recuperare il vastissimo patrimonio culturale; non solo americani e inglesi, ma anche e con ruolo fondamentale personaggi della cultura italiana come: Pasquale Rotondi (definito lo Schlinder delle opere d’arte), Giulio Carlo Argan, Rodolfo Siviero e Giuseppe Bottai (ministro dell’Educazione Italiana dal 1936 al 1943); e personaggi della cultura francese, come: il direttore del Louvre, Jacques Jaujard (la sua storia è oggetto del film “Francofonia”, del regista Sokurov, presentato alla 72^ Mostra del Cinema di Venezia di quest’anno) e la curatrice del museo Jeu de Paume, Rose Valland.

© Monuments Men Foundation

© Monuments Men Foundation

Aiutato nel campo diplomatico dal conte tedesco Metternich (altro personaggio chiave dell’operazione) per le relazioni internazionali con la Germania del Reich, Jaujard (già artefice dell’evacuazione di opere del museo del Prado durante la guerra civile spagnola) organizzò nel 1940, contro le ingiunzioni del governo di Vichy, lo spostamento nelle varie provincie francesi delle numerose opere d’arte del museo del Louvre, ingannando abilmente le avide pretese collezioniste di Goring e il governo francese filo nazionalista.

© The Guardian

Jacques Jaujard © The Guardian

Nello stesso momento, Rose Valland stilava una lista di tutte le opere portate via dai nazisti, annotando data, luogo di destinazione e le persone coinvolte nel trasferimento; grazie al suo lavoro di spionaggio, molte delle opere d’arte poterono essere facilmente recuperate dai Monuments Men, intercettando i carichi nazisti diretti in Germania.

Rose Valland

Rose Valland

Nel contempo in Italia, Pasquale Rotondi portava avanti la famosa “Operazione Salvataggio”; coperto da Bottai e Argan tra il 1940 e il 1944, Rotondi riuscì a salvare 6509 opere artistiche, compresi la Tempesta di Giorgione, quadri del Tiziano, del Tintoretto, del Raffaello, i tesori di San Marco e altro ancora, tutti custoditi meticolosamente nella Rocca di Sassocorvaro, nel Montefeltro, tra Pesaro e Urbino.

Rocca Sassocorvaro

Rocca Sassocorvaro

Tuttavia, gli autentici Monuments Men furono i paesani delle varie provincie scelte come nascondiglio per le opere, i quali, animati da un forte spirito patriottico, aiutarono e difesero la causa nazionale, rischiando anche la propria vita pur di non perdere la loro identità di patria, di nazione.

A loro va il vero merito che ha portato al successo il delicato progetto, aiutando i direttori dei musei a scaricare i preziosi carichi, a proteggerli nelle mura e a organizzare turni di guardia per evitare furti.

Oggigiorno il compito dei Monuments Men non è ancora terminato, poiché dove è presente una guerra che distrugge intere popolazioni e territori, ci saranno anche opere artistiche di valore intrinseco in grave pericolo.

Un’opera d’arte non è mai fine a sé stessa, essa custodisce e protegge l’identità costruita nel corso dei secoli di una nazione, essa è la nazione e il ricordo di un passato, se essa viene a mancare, automaticamente viene a mancare anche la percezione della propria identità in quanto popolo, in quanto essere umano.

 

Elena Miatto

Per questo articolo ho tratto le informazioni dal libro “Operazione Salvataggio” di Salvatore Giannella. Ve ne consiglio la lettura!

 

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