La filosofia epicurea, come tutte le correnti di pensiero di età ellenistica, si fece interprete dei mutamenti in tutti gli ambiti della vita del suo tempo. Oggi definiremo il “vivere lontano dal caos” proposto dal ruolo del saggio epicureo

Si sviluppò in Grecia alla fine del IV secolo quando la polis come istituzione politica era ormai solo un ricordo e quelli che erano i cittadini partecipi della vita pubblica adesso erano diventati i sudditi dei regni ellenistici. La filosofia allora si concentrò sull’uomo come individuo alla ricerca del proprio benessere, ponendo in secondo piano quelli che erano stati i problemi della speculazione metafisica di età classica.

Epicuro delineò nella sua opera l’ideale di vita appartata, lontana dal caos urbano, che era il presupposto per il raggiungimento di un perfetto equilibrio interiore incarnato dalla figura del saggio: questi altro non era che l’epicureo per eccellenza, il quale aveva scelto di vivere con pochi amici fidati, di dedicarsi al sapere, per nulla interessato alla politica o ad altre attività che in qualche modo avrebbero potuto intaccare la sua “felicità” intesa come stabilità perenne dell’animo, privo di turbamento.

Epicuro inoltre raccomandava di lasciar perdere la religione in quanto gli Dei vivevano negli intermundia, ovvero in mondi paralleli e non erano affatto interessati alle vicende umane e soprattutto di non temere la morte poichè con il sopraggiungere di essa svaniva ogni sensazione e quindi anche il dolore.

Una concezione della vita quella epicurea totalmente opposta a quella dell’uomo di età classica completamente asservito al bene comune, riflesso di una fase del pensiero incentrata quasi interamente sull’etica.

 

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.