Un anno si accinge a terminare e, come sempre alla fine di ogni cosa, si fanno consuntivi di quanto si è realizzato e ci si lascia alle spalle tutto ciò che per noi non ha più senso o valore. Vorrei dunque chiudere quest’anno giornalistico con un articolo su quel filosofo che per eccellenza predicava la necessità di guardare avanti ed andare oltre, Friedrich Nietzsche.

Questi diceva di essere non un uomo ma una dinamite, colui che contraddice “come mai è stato contraddetto” e sapeva bene che il suo nome sarebbe stato legato ad un pensiero fortemente critico nei confronti di tutto ciò che era stato creduto, consacrato e tradizionalmente accettato come vero ed indiscutibile. Vissuto all’epoca del trionfo del positivismo scientifico e della fiducia nel progresso storico ad esso collegata e propugnata soprattutto dallo storicismo e dall’idealismo, Nietzsche non vi aderì mai sostenendo piuttosto una circolarità di tutte le vicende del mondo, un eterno ripetersi di quanto era già accaduto che suscitava non poca angoscia negli uomini comuni e che veniva invece accettato con sommo entusiasmo da quel nuovo uomo che costituisce un concetto fondamentale della filosofia nietzscheana: l’ Oltre-uomo, colui che, consapevole della falsità e instabilità di tutti quei valori e di quelle “ menzogne millenarie” della metafisica, della religione e dell’etica tradizionale su cui si reggeva la civiltà occidentale, decide di svincolarsene per immergersi totalmente nella vita, accogliendo anche i suoi aspetti più crudi e drammatici.

Ecco quindi quell’esigenza di guardare avanti, di rompere con tutto quanto era stato costruito dall’uomo per vivere serenamente alla luce di una visione ordinata e rassicurante della vita e attraverso le speranze ultramondane della religione; l’uomo nuovo resterà fedele alla terra senza perdersi nelle cose celesti, dovrà recuperare l’elemento “dionisiaco” , ovvero l’aspetto istintivo ed irrazionale della vita accanto a quello “apollineo”, che è invece invito all’equilibrio e alla moderazione. Egli non si lascerà ingabbiare dalla storia alla ricerca di modelli passati che soddisfino le sue ambizioni presenti ma anzi guarderà ad essa in modo critico, amerà il suo mondo accettandolo non passivamente ma con la consapevolezza di seguire volontariamente la vita differentemente da chi l’ha sempre evitata. L’oltreuomo sarà il portavoce di quei nuovi ed inevitabili valori terresti quali l’amore di sè, la volontà forte, il coraggio e la fierezza che opporrà a quelli vecchi che avevano il loro centro in Dio, ormai simbolicamente morto per mano della filosofia che ha mostrato il carattere caotico dell’esistenza al di là di ogni visione religiosa edulcorante ma anche per mano del predominio della scienza positiva che ne ha messo in discussione l’esistenza rimanendo legata al fatto empiricamente riscontrabile.

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mario manzi

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