Nella concezione dello stato di Thomas Hobbes ebbe un peso notevole l’epoca di lunghe e sanguinose guerre che si trovò a vivere l’Europa tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600. Lo stesso autore fu partorito prematuramente dalla madre terrorizzata dalla notizia dell’appropinquarsi dell’Invincibile Armada spagnola alle coste inglesi. Questo scenario storico portò Hobbes a teorizzare una forma radicale di assolutismo politico, come unico apparato statale in grado di preservare la vita di un popolo da tutte le  insidie sia interne che esterne. Differentemente da quanto sosteneva Aristotele, per Hobbes gli uomini non sono animali sociali, naturalmente portati a vivere in società e ad agire in vista del bene comune; ogni uomo, dice il filosofo inglese, è un “atomo di egoismo“, sempre in conflitto con gli altri uomini per il proprio tornaconto personale, per nulla trattenuto,nello stato di natura in cui si trova, anche dall’eliminare fisicamente i suoi avversari pur di raggiungere i propri scopi e proteggere la propria esistenza. E’ proprio per uscire da questo caotico stato di guerra, in cui il suo bene fondamentale, la vita, è esposto continuamente al pericolo di essere perduta che l’uomo decide di associarsi con gli altri uomini e costituire quel primo corpo artificiale che è la società fondata principalmente sulle “leggi di natura“,  delle quali le prime tre, più importanti, sono cercare la pace e difendere se stessi in tutti i modi possibili, rinunciare al diritto illimitato di natura e mantenere i patti fatti. Queste leggi, tuttavia, non bastano da sole a costituire la società: è necessario che vi sia un potere che costringa a rispettarle. Secondo Hobbes occorre, quindi, che gli uomini deputino un unico uomo o un assemblea di uomini a rappresentarli e governarli. Questo sovrano, però, per garantire il mantenimento dell’ordine e della stabilità dello stato esulerà dal patto sociale, avendo la facoltà di agire anche al di sopra della legge. Egli rappresenta la somma della volontà e dei diritti di tutti i cittadini che detiene irrevocabilmente : se entrasse nel patto sociale, non si porrebbe fine alle discordie civili a causa dei contrasti che nascerebbero nella gestione del potere. L’autorità del sovrano è indivisa e assoluta.

Mario Manzi

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