Chi non ricorda Toni Servillo in “La grande bellezza”? Vediamolo passare dalle vesti di un giornalista di costume disilluso a quelle di uno psicanalista che cerca di ringiovanire.

Simpatica commedia senza pretese su di uno psicanalista che si fa guidare da una personal trainer spagnola oca alla riconquista della moglie, tramite addominali e flessioni. Partendo dal presupposto un po’ superficiale (ma non parliamo di alto cinema, è puro intrattenimento) che se ci sono dei problemi è di certo colpa della pancetta. C’è da dire che Elia (Toni Servillo) e Giovanna (Carla Signoris) sono pure divorziati da un po’; quindi è l’ex moglie; ma si frequentano comunque fino a che nella vita della donna non appare un misterioso spasimante. E allora arriva la personal trainer spagnolo Claudia (Veronica Echegui) con al seguito figlia di colore avuta da un musicista africano latitante e un altro ex, un malvivente in permesso dalla galera con zeppola e complessi di inferiorità, Ettore (Luca Marinelli) che scatenerà un casino. Sì, lo so cosa state pensando. Sì, arrivano le pistole. Diventa quasi un gangster movie.

Servillo in Lasciati Andare

Sceneggiatura un po’ pasticciata ma simpatica di Francesco Bruni e Francesco Amato (anche regista, buon lavoro).

Tra i punti forza tutto il cast tra cui spiccano un Servillo inedito che – incredibile a dirlo – non aveva finora fatto una vera commedia (nel senso di leggera, senza pretese). Carla Signoris è un ottima attrice ma qui è un po’ sacrificata. Veronica Echegui è brava ma non ho mai sopportato il cliché dell’accento spagnolo, dopo l’indigestione che ci ha fatto fare Pieraccioni nei ’90. Appena apre bocca mi aspetto di vedere saltar fuori Ceccherini e lo stesso Leonardo. Vabbè, dicevamo gli attori. Grandi personaggi secondari tra cui  spiccano il personal trainer di Pietro Sermonti (Boris, Smetto quando voglio) e tre pazienti di Elia: un calciatore con un segreto (molto coraggioso per una commedia italiana), un uomo con l’autostima non sotto le scarpe, di più; e un… non lo diciamo… cammeo di un attore famosissimo.

E poi… Luca Marinelli che, comparendo a metà film, ruba la scena a tutti, disorientando lo spettatore.

In verità ho scritto questa recensione, scegliendo tra un paio di film che ho visto recentemente, perché voglio sottolineare un punto. Luca Marinelli probabilmente diventerà una delle più grandi star del cinema italiano di sempre. E forse andrà ad Hollywood, dipende dal suo inglese e dal suo agente.
In generale una commedia simpatica per una bella serata, fiacca nelle battute ma forte nelle performance attoriali. Non è Smetto quando voglio, certo; ma tanto di cappello. In attesa che arrivi di meglio, gustatevi questo Sigmund Freud che va in palestra.

VOTO: 7

A proposito dell'autore

Autore della rubrica Cinema Scope

Filmmaker. Il suo corto LA STATURA DELLO STATO, è stato selezionato tra gli altri al LOS ANGELES CINE FEST 2016 e al GREAT LAKES INTERNATIONAL FILM FESTIVAL 2016; è stato inoltre recensito molto positivamente su Ciak di aprile 2016. Il corto è visibile su Vimeo, come altri suoi lavori, visibili sia su Vimeo che Youtube. Come sceneggiatore è stato finalista con "Ogni uomo basta la sua croce" a Calibro9 2016 (Genova Film Commission).

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