Quali sono state le peggiori serie del 2017? Ecco i nostri 10 titoli di telefilm che non ci sentiamo di consigliarvi dal palinsesto Netflix, FOX e non solo.

Se il Natale è la festa della famiglia, in cui siamo tutti più buoni, Capodanno è, per eccellenza, il momento dei bilanci, dove la bontà lascia spazio alla cruda realtà e anche a un po’ di (auto)critica.

La redazione di WeSmile si è, quindi, riunita per stilare una serie di classifiche delle migliori e peggiori uscite in tema di libri, film e telefilm. Se, nei giorni passati, siamo stati buoni proponendovi le 10 serie da non perdere, ecco la lista delle 10 serie tv del 2017 che non ci sentiamo di consigliarvi.

Ma, prima di iniziare a dar sfogo alla nostra cattiveria, un piccolo disclaimer: la classifica si basa su opinioni prese dal web e da un piccolo campione di ricerca (formato da amici binge-watchers, che si sono sottoposti a lunghe ore di interrogatori serrati per portare alla luce l’agghiacciante verità sui loro gusti in fatto di telefilm, e che ringrazio sentitamente); i titoli appariranno in ordine sparso e non di importanza e ovviamente, essendo queste opinioni totalmente personali, se doveste trovare anche il vostro telefilm preferito nella seguente classifica, sappiate che il brocardo latino “de gustibus non disputandum est”  vale anche in questo caso, d’altronde chi siamo noi per criticare i latini o le vostre idee?

Adesso che abbiamo chiarito i punti cardine, procediamo con l’elenco delle 10 serie tv peggiori del 2017:

 

  1. Imaginary Mary

Ordinata nel 2016, “Imaginary Mary” è la classica sitcom americana, che narra la storia di una normalissima famiglia moderna: Alice, donna in carriera, pensa di avere tutto ciò di cui ha realmente bisogno, finché non incontra l’uomo della sua vita, Ben, divorziato e padre di tre figli che le sconvolgerà l’esistenza. In questa fase così delicata e transitoria da donna in carriera e senza vincoli a madre di ben tre bambini, Alice verrà affiancata da una sua vecchia conoscenza: la sua amica immaginaria Mary, che torna dalla sua infanzia per aiutarla nelle attività quotidiane, creando non poco scompiglio nella neo-famiglia.

L’accoglienza generalmente negativa della serie è facilmente visibile anche su siti come Rotten Tomatoes, che riporta un indice di gradimento del 36% con un voto medio di 4.17 su 10, basato su 11 recensioni e Metacritic, dove, invece, ha ottenuto un punteggio di 38 su 100, basato sempre su 11 recensioni. Il motivo? Una sitcom che non fa ridere non è destinata a durare, soprattutto su un network come ABC -da cui sono nate altre serie comiche di enorme successo come Modern Family”- che l’ha, infatti, prontamente cancellata. Infine, la scelta di far apparire Mary come un pupazzo bianco, peloso e stralunato, creato in computer grafica e uscito da uno scontro facciale tra Tristezza di “Inside Out” e Sulley di “Monsters & Co.” non appare affatto azzeccata, anzi fa perdere credibilità ad un copione che sulla carta poteva funzionare, peccato per la realizzazione!

  1. Girlboss

La serie Netflix è tratta dall’omonima autobiografia di Sophia Amoruso, fondatrice di “Nasty Gal”, un negozio, dedicato agli abiti vintage, che nasce su E-bay, nei primi anni 2000. Girlboss debutta il 21 aprile 2017 e il 25 giugno viene già cancellata. Perché? Recensioni deludenti e probabilmente bassi ascolti. Nonostante la bravura della protagonista,  Britt Robertson e la produzione nelle mani di grandi professionisti, tra cui la star Charlize Theron, la caricatura di una generazione viziata e senza regole non è piaciuta al pubblico e alla critica, che l’ha trovata a tratti ridicola, tacciandola d’essere la “apologia del narcisismo patologico dei Millennials. La stessa Amoruso si dice contenta di questa scelta. «Anche se sono fiera del lavoro che abbiamo fatto, non vedo l’ora di poter essere io a controllare la mia storia d’ora in poi», ha scritto sul suo profilo Instagram, all’indomani della cancellazione. Sottolineando, poi, di non essere la cattiva ragazza che appare nel telefilm. «Ho imparato che la gente legge il titolo, non la correzione» ha aggiunto, riferendosi, forse, al fallimento del suo shop online, che varrebbe la pena d’esser raccontato, ma in una serie molto più veritiera e seria, rispetto alla commediola fastidiosa a cui abbiamo assistito su Netflix.

  1. Compagni di università

Dai primi titoli di quest’elenco ci par di capire che far ridere, molto spesso, è più difficile che far piangere, perciò, le sitcom sono quelle che più facilmente cadono in scivoloni imperdonabili. È il caso di “Friends from College”, serie Netflix, nata per far svagare il pubblico grazie alla riunione di ex-compagni di Harvard che si ritrovano all’età di quarant’anni, con vite completamente diverse, accomunate, però, da un unico interrogativo: cosa vuol dire davvero crescere? I protagonisti, sicuramente, ci mostrano cosa la maturità non è, punzecchiandosi vicendevolmente, in ogni momento, con astuzia e ironia. Fin qui tutto bene, se l’astuzia e l’ironia ci fossero davvero, invece no. La serie cade in una sequela di cliché e cattiveria insensata che poco –anzi, per nulla- fa divertire lo spettatore. Forse, è semplicemente un po’ “troppo”, ma non abbastanza da essere cancellata dal colosso americano.  Anche Rotten Tomatoes le concede una pallida sufficienza, con un rating di 5 su 10 e c’è chi sostiene che, andando oltre i primi orrendi episodi, si possa trovare qualcosa di buono. Increduli, aspettiamo tiepidamente la seconda stagione, sperando in un pronto miglioramento o in una rapida cancellazione.

  1. Still Star-Crossed

Ciò di cui, sicuramente, non sentiremo più parlare è “Still Star-Crossed”, telefilm di ABC, cancellato dalla TV americana per aver ottenuto ascolti bassissimi e recensioni davvero negative. Ebbene sì, Shonda Rhimes, la regina indiscussa di pianti e melodrammi, ha fallito. Lo spin-off, basato sulle avventure dei giovani veronesi dopo la morte di Romeo e Giulietta, che trae ispirazione dal romanzo di Melinda Taub, delude fin da subito, senza dare una seconda occasione a cast e sceneggiatori. Scusaci Shonda, so che saprai vendicarti di queste critiche uccidendo tutti i nostri personaggi preferiti  nelle mille serie al secondo che scrivi, ma stavolta non va. In fondo, un piccolo flop è consentito a chiunque! Nonostante l’ambientazione meravigliosa (nonché a me molto cara, avendo avuto io stessa l’onore di assistere in prima persona al rodaggio di alcune scene) e i sontuosi vestiti d’epoca, l’atmosfera è quella di un teen-drama americano, in cui i giovani pettegoli cercano inutilmente di assurgere a figure austere e principesche, ma finiscono per appiattirsi nel dualismo buoni-cattivi, che non rende minimamente giustizia all’epicità classica a cui si ispirò Shakespeare, per rendere i suoi personaggi eterni e immortali. Cancellazione più che meritata. Ma, forza Shonda! Siamo certi che saprai rifarti con altre duemila puntate intricate e incomprensibili di una qualsiasi delle tue serie.

  1. Inhumans

Strano che non avessimo ancora parlato di uno scivolone targato Marvel, non credete? E infatti, eccolo qua! “Inhumans”, serie tv basata sugli Inumani -creature geneticamente modificate, appartenenti ad una società segreta e parallela a quella umana, che, nel telefilm, saranno costretti a scappare alle Hawaii dopo un colpo di stato che vedrà scontrarsi due schieramenti della stessa famiglia reale- fa parte del MCU, ma si è meritata il titolo di “peggior prodotto della Marvel” finora creato, datole dalla maggior parte delle testate internazionali più famose. In effetti, la serie non riuscirebbe a convincere nemmeno un bambino che si accostasse al mondo Marvel per la prima volta, figuriamoci noi, nerd, super devoti all’impero di Capitan America e company, che abbiamo saggiato le possibilità di espansione del MCU e sappiamo cosa possiamo aspettarci da un’industria simile. Forse la questione, per me, è un po’ personale, lo ammetto, ma “Inhumans” non è riuscito nemmeno a eguagliare le già infime aspettative che avevamo nei suoi confronti, anzi, è caduto sempre più in basso, senza regalarci neanche un momento degno di nota. Lo consigliamo, però, agli appassionati del travestimento, che potranno trarre ispirazione dai vestiti dei protagonisti, i quali, più che da una grande produzione targata FOX, sembrano usciti da una sfilata del Lucca Comix, addosso a ragazzi mogi e tristi, per  essersi classificati ultimi nella gara di cosplay. Scusaci Marvel, ma non ci siamo proprio.

  1. Powerless

E per un errore della Marvel, eccone uno targato DC! Restiamo in tema di supereroi e realtà paranormali, con “Powerless”, sfortunata serie della NBC, che ha debuttato nel febbraio del 2017 per essere, prima, rimossa dal palinsesto della rete -che non voleva nemmeno trasmettere gli ultimi tre episodi-, poi, cancellata definitivamente.  Insomma, una vera catastrofe per quella che doveva essere la prima sitcom ambientata nell’universo DC. La storia è quella di Emily Locke, neo-assunta direttrice del Dipartimento Ricerca e Sviluppo della Wayne Security, azienda specializzata in prodotti per la sicurezza dei civili coinvolti nelle battaglie tra supereroi e cattivi. Ebbene sì, la giovane Emily lavora proprio in una succursale delle Wayne Enterprises, le industrie del milionario Bruce Wayne, noto anche come Batman. Nonostante il lavoro prestigioso, Emily si vede tarpare le ali dal suo capo e dal resto della sua squadra, e per questo, cercherà di far capire ai suoi colleghi che pur essendo privi di superpoteri (“powerless”, appunto) tutti loro potranno fare molto per l’intera società. Non ci vuole un genio per comprendere che la serie non funziona. Non è accattivante, l’intreccio appare banale e i problemi che affronta la cara Emily non sono altro che quelli a cui tutti i giovani alle prime armi sono costretti a far fronte sul posto di lavoro. L’inserimento dei personaggi nel mondo DC non è necessario, data l’eccessiva normalità della protagonista e dei suoi compagni di lavoro, uno scenario che non ha assolutamente nulla a che fare col variegato e incredibile universo dei supereroi.  Non la serie peggiore, ma forse la più monotona del 2017.

  1. Disjointed

La serie originale Netflix è ambientata in un negozio di marijuana a Los Angeles, gestito da Ruth e suo figlio Travis. Ruth, ex avvocato, si è battuta da sempre per la legalizzazione della cannabis e, adesso che il suo scopo è stato raggiunto, ha deciso di vivere il suo sogno, accompagnata dal figlio ventenne e da una serie di personaggi che si alternano sulla scena. Oltre ad essere il telefilm che più sembra portare avanti una storia solida e innovativa tra quelli citati in questa lista, è stato anche il più criticato dal mio personale campione di ricerca, forse, proprio perché la delusione è proporzionale alle speranze riposte nel prodotto Netflix. Si parte benissimo e non ci stupisce, dal momento che la serie è co-ideata da Chuck Lorre (creatore anche di “Due uomini e mezzo”“The Big Bang Theory”) e vanta un’interprete del calibro di Kathy Bates nel ruolo della protagonista. Anche la storia dell’ex militare colpito da flashback continui che gli impediscono una vita normale e che necessita della cannabis per tranquillizzarsi e curare la sua infermità ci fa sperare in una sitcom divertente sì, ma con una morale, invece, ci si perde, di nuovo, in stupidi luoghi comuni sugli “sballati” e gli hippie, cresciuti a cavallo tra gli anni ’60 e ’70. Insomma, possiamo racchiudere Disjointed con il classico: “il ragazzo è intelligente, ma non si impegna”. Ma, come abbiamo detto per Shonda, anche il nostro amato Chuck saprà riprendersi, magari, perché no, con la seconda stagione  di Disjointed, già programmata per il 2018.

  1. Big Mouth

Restiamo in casa Netflix, con una serie animata che indaga la vita di due ragazzini: Nick e Andrew (nomi degli stessi ideatori Nick Kroll, creatore di The LeagueAndrew Goldberg, de I Griffin) e dei loro compagni di classe, alle prese con i primi drammi adolescenziali e con le gioie e i dolori della crescita, nonché con i piccoli mostri della pubertà, chiamati Maurice e Connie. All’apparenza il prodotto Netflix sembra un cartone animato destinato ai bambini nello svolgimento delle lezioni di “educazione sessuale”, poiché affronta ricorrentemente i temi della sessualità e dello sviluppo fisico negli anni della prima adolescenza. In realtà, sono gli stessi autori ad aver specificato che il cartone è rivolto ad un pubblico adulto, la qual cosa rende il tutto ancora più assurdo e “creepy” –per usare un termine inglese-. La continua allusione al sesso e alla masturbazione è comprensibile nei primi episodi e lo sarebbe ancora di più se l’animazione fosse indirizzata ai giovani, poiché inesperti sull’argomento, ma, dato il differente target, la situazione crea semplicemente perplessità, apparendo un concetto eccessivamente reiterato e quasi ossessivo. Abbiamo capito, non c’è nulla di male nel masturbarsi, ma che c’è di bello nel vedere adolescenti che cercano a tutti i costi la gioia di un rapporto sessuale, pur non avendo la minima idea di cosa si tratti? Qual è il divertimento nel ricordarsi di una adolescenza dai tratti imbarazzanti e fuori luogo? Domande a cui non sappiamo dare risposta nemmeno collocando il cartone nel genere “non sense”. Nonostante i nostri dubbi, la serie continuerà con una seconda stagione. Non ci resta che sperare per il meglio.

  1. Doubt – L’arte del dubbio

Possiamo definirla come il fiasco dell’anno. “Doubt”, trasmessa dal 15 al 22 febbraio 2017, è stata cancellata dopo soli due episodi dalla CBS. La trama è quella della classica serie drammatica, ambientata in America: un avvocato di successo e dalla grande eleganza, Sadie Ellis, si invaghisce di un suo cliente, il chirurgo Billy Brennan, accusato di aver ucciso la sua fidanzata ventiquattro anni prima. La donna, così, è costretta a nascondere i suoi sentimenti e a lavorare ancora più duramente per provare l’innocenza del suo assistito. Che dobbiamo aggiungere? Nulla, è già palese che la serie sia un mero déjà-vu: trama ripetitiva, copione piatto, non abbastanza accattivante per il frenetico pubblico oltre-oceanico che non ha dato una seconda possibilità a “Doubt”, la quale è stata, invece, interamente trasmessa dalla nostrana Rai 2. Non è bastata nemmeno un’attrice amata da tutti come Laverne Cox (la Sophia Burset di Orange is the New Black), per fermare la caduta precipitosa della collega Katherine Heigl, per la quale “Doubt” segnava il grande ritorno sul piccolo schermo, dopo un altro flop, quello di State of Affairs, che, nel 2015, su NBC, fu cancellato dopo una sola stagione. Insomma, di male in peggio per la povera Katherine, probabilmente scaraventata dall’olimpo delle divine di Hollywood a causa del suo carattere non molto docile e della sua fama da vera “bad girl”. Sarà per la prossima, Kat, magari con una storia migliore!

  1. Iron Fist

Concludiamo questo elenco, con un altro prodotto Netflix, basato sul mondo Marvel, quindi con un altro colpo al cuore per i fan del MCU, come me. Nessuno più di questo telefilm ha trovato cattiva accoglienza sia sul web che tra i miei amici binge-watchers. La delusione è stata epica, a differenza del trascurabile protagonista della serie, la quale avrà comunque un seguito come segnalato dal colosso americano stesso. La storia è basata sull’omonimo personaggio dei fumetti Marvel Comics e si pone, insieme alla già citata Inhumans, all’interno del Marvel Cinematic Universe. Il protagonista, Danny Rand, è un giovane milionario che, dopo quindici anni di assenza, torna a New York per prendere nuovamente il controllo dell’azienda di famiglia e combattere il crimine grazie alle sue mosse di kung-fu, apprese diventando un monaco buddista e al potere del pugno d’acciaio, da cui trae il suo nome (Iron Fist, appunto). La noia e la lentezza del protagonista, nonché delle storie a cui prende parte, ci fanno comprendere pienamente il perché della (forse, non abbastanza) bassa valutazione di Rotten Tomatoes che gli concede un 4.2 su 10, sulla base di ben 59 recensioni, nonché del rating dato da Metacritic, sito su cui la serie ha un punteggio di 37 su 100, mentre sul Guardian, Adam Gabbat le concede solo due stelle su cinque, lamentandone la mancanza di momenti comici, la quasi totale assenza della manifestazione dei poteri del protagonista -che appaiono solo negli ultimi episodi-, a fronte di una, invece, enorme presenza di flashback che si ripetono anche uguali a se stessi, senza aggiungere nulla di nuovo alla trama. La scelta di un personaggio del genere per unirsi ai già conosciuti Daredevil, Jessica Jones e Luke Cage nella miniserie “The Defenders” ci è del tutto sconosciuta; Iron Fist, infatti non è un supereroe famoso né apprezzato da un vasto pubblico e soprattutto, per peggiorare le cose, non rispecchia il fumetto da cui trae ispirazione. Nei comic, Mr Rand, infatti, appare con un uomo asiatico, mentre nella serie tv è interpretato da Finn Jones, un attore bianco, la qual cosa ha fatto scatenare le oramai note polemiche di white-washing che spesso colpiscono cinema e TV. Insomma, un protagonista piatto e troppo chiuso in se stesso e nel suo ascetismo per poter appassionarci e essere paragonato ai più movimentati e rivoltosi compagni d’avventura in The Defenders”. Provaci ancora Marvel, ma per ora, ti tocca un’altra insufficienza!

Finalmente, siamo giunti al termine di questa carrellata dei peggiori errori commessi in ambito televisivo (e non solo) nel 2017. Siete d’accordo con questo elenco? Quali delle serie tv inserite non avreste voluto vedere in questa classifica e quali, invece, avreste voluto includere? Siamo curiosi di saperlo! Intanto, la redazione tutta vi dà i suoi sentiti auguri di buon anno nuovo, sperando che i palinsesti del 2018 ci rendano più felici e ci soddisfino sempre maggiormente. E poi, come si dice? Un giorno saremo più buoni … ma quel giorno non è ancora arrivato.

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