Non solo un fumetto, il Dottor Strange, ma un modo di rappresentare la rinascita di se stessi e di acquisire una maggiore consapevolezza di sé

La vicenda del Dottor Strange del film di Derrickson, basato sull’omonimo personaggio del fumetto Marvel, può essere interpretata come una rinascita nei confronti di se stessi e del mondo che ci circonda.

Stephen Strange, infatti, è un neurochirurgo di successo, probabilmente uno dei migliori al mondo che, in ragione dei suoi studi, ha una visione esclusivamente razionale delle cose. La sua brillante carriera viene però compromessa da un terribile incidente automobilistico in seguito al quale perde quasi totalmente l’uso delle mani. Nel tentativo di porre rimedio a questa grave lesione, Strange prosciuga il suo patrimonio senza raggiungere il risultato auspicato, almeno fino a quando non incontra un ex paraplegico, Jonathan Pangborn, che lo spinge a partire per Kathmandu, in Nepal, dove farà la conoscenza dell’Antico, profondo conoscitore e maestro del sapere magico all’interno del complesso di Kamar-Taj. Da qui in poi il dottore, dapprima scettico e diffidente, comincerà il suo percorso formativo in una “scienza” tanto arcana quanto potente che muterà radicalmente la sua esistenza.

Dopo aver dato uno sguardo generale alla vicenda, è interessante notare come il passaggio da una mentalità “razionalista” ad una visione alternativa e magica sia possibile solo tramite una profonda crisi, segnata prima da un evento tragico ( l’incidente automobilistico) che fornisce l’occasione per un avvicinamento, vista l’inadeguatezza di ogni rimedio medico ufficiale, ad un sapere così distante da quello degli studi di Strange che risulta essere non solo efficace per il suo problema fisico ma addirittura fondamentale per la scoperta di una visione profonda e rivoluzionaria del reale e dei suoi livelli.

La magia, all’interno della storia del Dottor Strange, sembra riprendere quel suo duplice significato, tipico del periodo rinascimentale, di scienza delle forze sovrannaturali e dei legami universali tra i fenomeni e di arte finalizzata all’utilizzo di queste forze per scopi pratici e mondani. Strange, dapprima incredulo, ne fa esperienza tramite le capacità del suo maestro (l’Antico di cui sopra) e poi in prima persona quando, attraverso lo studio di testi e la pratica quotidiana, riesce a raggiungere un’ottima padronanza delle arti magiche tanto da indurre gli altri discepoli a metterlo in guardia da un uso spregiudicato dei propri poteri: si fa riferimento alla manipolazione del tempo e al conseguente andare contro le leggi della natura.

La magia, dunque, costituisce da una parte l’occasione per una “rinascita”ad un livello di consapevolezza di sé e del mondo più profondo e dall’altra invita ad un rispetto della struttura universale in nome di un uso responsabile di quest’arte. Diversi sono infatti gli inviti a questo riguardo da parte dell’Antico nei confronti del Dottore.

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mario manzi

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