Vi siete mai chiesti quanto sia importante la musica nella serie tv? Quanto e perché sia fondamentale scegliere la canzone giusta per la scena giusta? E soprattutto, chi si occupa di scegliere i brani nei vari episodi?

La musica dagli ’90 in poi diventa il marchio di fabbrica delle serie televisive, basti pensare a Twin Peaks, Beverly Hills 90210 e poi Sex and The City, Dawson’s Creek, Friends prodotti che sappiamo riconoscere dopo pochi secondi grazie al theme song ovvero la sigla. La musica, come dice il professor Gianni Sibilla, racconta il mondo in cui si svolge la narrazione seriale, un utilizzo musicale che ha avuto nel corso degli anni una propria evoluzione; da vetrina di presentazione che apriva lo spettatore al mondo di cui si raccontava – pensate a Happy Days alla sua sigla sprizzante che introduceva lo spettatore alle storie di Fonzie e della famiglia Cunningham, “i giorni felici” della nuova Frontiera Americana – a parte integrante del brand della serie – come a “Who are you” brano di successo dei The Who scelto come colonna sonora di CSI: scena del crimine che con la voce di Roger Daltrey, se non bastasse già il titolo della serie, porta lo spettatore nei laboratori della scientifica di Las Vegas ed esorta l’assassino a mostrarsi.

L’ultima tappa di questa evoluzione è quella dei giorni nostri con la musica che entrata pienamente a far parte della scrittura stessa della serie, basti pensare, infatti, che un tempo il music supervisor era scelto su indicazione del regista oggi, invece, fa parte della crew di produzione fin dal momento della scrittura della sceneggiatura. I casi più eclatanti qui se ne potrebbero citare tanti ma ricordiamo a vari livelli Grey’s Anatomy, dove spesso i titoli dei singoli episodi sono in realtà titoli di canzoni più o meno famose, e poi i musical series come Glee o musical episodes sempre più frequenti nelle serie tv e inseriti come episodi speciali (uno dei più conosciuti e amati è il 7×18 di Grey’s Anatomy) per approdare ai più recenti Neshville ed Empire dove la musica diventa protagonista e si assiste ad una completa fusione tra l’universo musicale e il racconto seriale, con brani scritti apposta per ogni episodio (o anche Vinyl l’infortunata serie dedicata al mondo della discografia degli anni ’70, ma qui i brani riportati sono quasi tutti grandi successi della musica rock all’epoca all’apice della popolarità).

E l’industria musicale tanto ha tratto dalla serialità a seconda della funzione che la musica ricopre nel progetto seriale. L’episodio può diventare una vetrina per nuove band/cantanti – pensiamo ai Phantom Planet e la loro California, la band si è formata nel 2002 ma è diventata famosa a livello internazionale solo nel 2004 quando il brano è stato scelto come sigla di The O.C. – oppure attraverso un uso più cinematografico della musica riportando in auge brani di repertorio – l’esempio recente più lampante è il ripetuto utilizzo di Should I stay or Should I go dei The Clash nella serie originale Netflix Stranger Things.

Ma chi ha la responsabilità di scegliere i brani da inserire nelle serie tv? Lo si diceva prima, è il music supervisor ovvero il supervisore musicale che oggi lavora a stretto contatto con produttori e autori alla ricerca della sigla perfetta e poi delle canzoni o anche solo musiche che meglio si prestano all’inserimento una particolare scena. Ma non solo, quello del supervisore musicale non è solo un lavoro creativo perché questa figura si occupa anche dei permessi che servono per poter utilizzare legalmente i brani. Quindi, è la figura che rintraccia chi detiene i diritti delle canzoni e ne convince a concederne l’uso facendo sempre in modo che il budget non sfori.

Un lavoro che non è stato mai veramente valorizzato e solo agli ultimi Emmy Awards ha avuto un proprio riconoscimento. Per la prima volta è stata infatti inserita la categoria Outstanding Music Supervision vinta da Susan Jacons per le musiche di Big Little Lies (una delle due serie super vincitrici della serata) che l’ha spuntata tra Kerri Drootin e Zach Cowie per Master of None (che hanno lottato mesi per ottenere i diritti di Amarsi un po’ di Lucio Battisti); Thomas Golubić per Better Call Saul; Manish Raval, Jonathan Leahy e Tom Wolfe per Girls; e Nora Felder per Stranger Things.

A proposito dell'autore

Anna Maddalena Peluso
Caporedattore del We Smile e Autore della sezione Serie tv

Nolana di nascita, da qualche tempo romana. Ingorda di serie tv, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Sta meglio in acqua che sulla terra ferma. Un giorno spera di poter fare della scrittura il suo lavoro. In cerca di qualcosa

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