Il filosofo Nicola da Cusa, figura fondamentale del pensiero rinascimentale, analizza la limitatezza della conoscenza umana rispetto a quella divina: ecco la teoria della “dotta ignoranza”

Se volessimo descrivere il contesto filosofico dell’età rinascimentale, questo potrebbe essere riassunto in un ritorno al platonismo e all’aristotelismo e alla polemica fra gli esponenti di queste due correnti dovuta ai diversi interessi spirituali.

Tra i platonici si distingue Nicola Cusano, la cui indagine si incentra in particolar modo sulle possibilità conoscitive dell’uomo. Conoscere, secondo il filosofo, è possibile solo quando vi è proporzione tra le nostre conoscenze e ciò che ancora non conosciamo. Finché questo rapporto si instaura tra le cose finite, allora la nostra indagine porterà a risultati veritieri, risultando addirittura facile (come nel caso dei primi principi della matematica facilmente apprendibili dall’intelletto) o, seppur complessa, quantomai possibile.

Quando, invece, non vi è alcuna proporzione tra ciò che si vuole conoscere e ciò che già si conosce, ovvero fra la finitezza della mente umana e l’infinito, allora non resta che riconoscere la propria ignoranza che viene definita dotta, in quanto consapevole, dei propri limiti e fondata su giusti motivi. Tuttavia ciò non comporta una passiva rinuncia alla ricerca da parte dell’uomo che, proprio in ragione di questa dotta ignoranza, manterrà la propria ricerca nella piena consapevolezza di potersi soltanto avvicinare alla natura infinita di Dio senza mai comprenderla definitivamente.

Su questo principio, inoltre, Cusano fonda una concezione dell’infinito nel quale ha luogo la coincidentia oppositorum: mentre all’intelletto limitato dell’uomo gli opposti sembrano inesorabilmente in antitesi perenne, in Dio, nell’infinito, si attua una conciliazione e una suprema unità di tutte le determinazioni oppositive del reale. Essendo Dio assoluto, in lui molteplicità e unità, massimo e minimo, grande e piccolo sono la medesima cosa, poiché egli consiste nella quantità massima, sempre al di sopra di tutte le cose pur contenendole tutte in quanto origine.

Per questo motivo nella visione del mondo di Cusano tutte le parti del mondo, senza distinzione alcuna, hanno lo stesso valore, tutte derivanti dall’infinità di Dio ma nessuna coincidente con la sua perfezione assoluta.

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mario manzi

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