Nel analizzare l’Italia del suo tempo dal punto di vista politico, Machiavelli non può non riconoscere che la debolezza della propria nazione derivi principalmente dalla sua mancata unità.

All’epoca infatti il nostro paese era caratterizzato da una moltitudine di “staterelli” a livello regionale o cittadino spesso in contrasto fra loro. Il filosofo, inoltre, insisteva nell’analizzare la crisi morale che dominava la penisola, a cui suggeriva di porre rimedio attraverso l’imitazione delle virtù degli antichi da tempo ormai dimenticate dagli uomini del suo tempo e in particolare dai politici.Quando si appresta poi a delineare, nel trattato “Il Principe”, le virtù che il buon reggitore dello stato deve avere, Machiavelli dice sì che egli deve essere “forte come un leone e furbo come una volpe” ma soprattutto deve essere “discreto” rispetto alle situazioni che deve affrontare.

La discrezione machiavelliana viene a configurarsi come quella capacità di comprendere i problemi più incombenti dello Stato, ovvero quelli che più di tutti ne minano la stabilità e la crescita; a questi problemi il buon principe dovrà rispondere con fermezza e senza lasciarsi condizionare dalla morale religiosa che non deve mai sconfinare nell’agire politico. Machiavelli insiste in modo particolare su quest’aspetto quando giustifica la violenza a cui spesso il regnante deve far ricorso per il bene del proprio popolo. Per la prima volta, nella storia dell’ Europa, assistiamo ad una concezione della politica come scienza avente proprie leggi e come ambito così nettamente separato dall’etica, cosa che costò al trattato machiavelliano l’inserimento nell’indice dei libri proibiti.

 

A proposito dell'autore

mario manzi

Post correlati

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.