“La cura del benessere” di Gore Verbinski è la nuova perla della categoria b-movie horror con protagonista un giovanissimo, ma già esperto, Dane DeHaan.

Un b-movie horror realizzato meravigliosamente, La cura del benessere di Gore Verbinski. Un’anomalia nel cinema mondiale che andrebbe visto con i propri amici più cari.

Intendiamoci, il film, del regista di opere come The Ring (2002) e la serie cinematografica Pirati del Caraibi (i primi tre), su di un giovane che finisce in una clinica degli orrori nelle Alpi svizzere, non è un capolavoro, anzi, tutt’altro. Ha una sceneggiatura folle ai limiti del ridicolo, fatta apposta per portare a scene sempre più pulp, truci e di puro effetto, arrivando a livelli mai raggiunti neanche dalla serie cinematografica Saw (almeno dal punto di vista intellettuale).

Tutto è chiaramente come nei b-movie horror che una volta venivano proiettati nei drive-in o nelle sale cinematografiche di bassa lega e che il pubblico andava a vedere solo per farsi due risate sulla totale bruttezza delle pellicole, con scene improbabili, trame assurde, zombie che “Il mio lattaio, truccato da sua moglie, lo farebbe meglio…” eccetera.

La trama è veramente assurda. L’ho riassunta ieri ad alcuni amici e tutti hanno esclamato in coro: “Che roba contorta!”.

La cura del benessere, b-movie horror

Molta critica lo ha stroncato. A me è piaciuto proprio per questo suo assolvere una funzione che nel cinema non c’è più. Tutti oggigiorno si prendono eccessivamente sul serio. Questo film no. Almeno nella sostanza. Per la forma è recitato e diretto meravigliosamente. Fotografia e scenografie da dieci e lode. Un’anomalia: un b-movie fatto bene (un controsenso, lo so), fatto per intrattenere con una storia assurda oltre i limiti dell’immaginabile.

Un appunto. Strana la scelta di prendere come protagonista Dane DeHaan, sosia di Leonardo Di Caprio a vent’anni, per creare un voluto parallelismo con Shutter Island di Scorsese (in cui sono caduti tutti a giudicare dai commenti sotto i trailer youtube). Tra l’altro anche quello era un film che pescava nel b-movie classico, ma anche in cose molto colte come Il gabinetto del dottor Caligari (1920, capolavoro dell’espressionismo tedesco). Quello però era un film che si prendeva sul serio. Ma poteva anche farlo. Scorsese è Scorsese.

Tornando a La cura del benessere, rimpiango solo di averlo visto da solo. Ci voleva una comitiva di amici.

VOTO: 10

PS: Il film è per stomaci forti. Io ve l’ho detto. Buona visione e occhio alle anguille…

A proposito dell'autore

Autore della rubrica Cinema Scope

Filmmaker. Il suo corto LA STATURA DELLO STATO, è stato selezionato tra gli altri al LOS ANGELES CINE FEST 2016 e al GREAT LAKES INTERNATIONAL FILM FESTIVAL 2016; è stato inoltre recensito molto positivamente su Ciak di aprile 2016. Il corto è visibile su Vimeo, come altri suoi lavori, visibili sia su Vimeo che Youtube. Come sceneggiatore è stato finalista con "Ogni uomo basta la sua croce" a Calibro9 2016 (Genova Film Commission).

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