Insuccesso: quante volte abbiamo sentito nominare questa parola? Quante volte per paura di non riuscire in una cosa, abbiamo deciso preventivamente di rinunciare alla stessa o comunque di cercare di raggiungerla? Non c’è nulla di più sbagliato, soprattutto se consideriamo che gli insuccessi non esistono!

Il problema di fondo, è che siamo vittime delle costrizioni etico-morali che vincolano non poco i nostri atteggiamenti; queste costrizioni, derivano in parte dalle regole imposteci dalla società, in parte dall’educazione e dall’esperienza. Il nostro agire, infatti, risulta essere inevitabilmente condizionato da ciò che è stato insegnatoci, tanto da poter affermare che la libertà, l’istinto, non esistano, proprio perché frutto di quel bagaglio culturale che ci accompagna dinnanzi ogni decisione. Come fare a superare questo ostacolo? Ebbene la risposta che mi viene immediatamente in mente, è quella di tornare bambini. Provate, infatti, ad osservare un bambino: noterete la sua semplicità, la sua curiosità verso un qualcosa di nuovo, la spensieratezza nell’affrontare ogni qualsivoglia situazione nel tentativo di raggiungere l’obbiettivo prefissato; noterete come nonostante le cadute, i bambini si rialzino cercando un’alternativa diversa, una diversa soluzione per raggiungere l’obbiettivo prefissato. Perché tutto questo? Semplicemente perché non sanno cosa sia l’insuccesso.

Questa “ignoranza”, tuttavia, risulta esser destinata ad esser “colmata” già dai primi anni scolastici: fateci caso, si tende a premiare chi ha successo e a punire chi non lo ha; nascono le parole “punire”, “bocciare”, “respingere”. Man mano, si tenderà sempre più ad attribuire al fallimento l’idea di punizione, di vergogna. Gli insuccessi, insomma,vengono visti come un qualcosa di negativo.

Per fortuna, però, vi sono menti brillanti che non si arrendono. Mi ha sempre colpito il caso di Edison, cui viene attribuita l’invenzione della lampadina, anche se in realtà egli contribuì “solamente” alla sua creazione: egli, fece circa 2000 tentativi per migliorare la lampadina, tanto che si narra che utilizzò anche un pelo di barba!  Durante una conferenza stampa un giornalista gli chiese: “dica Mr. Edison come si è sentito a fallire duemila volte nel fare una lampadina?” Ebbene la risposta di Edison fu:  “ Io non ho fallito duemila volte nel fare la lampadina; semplicemente, ho trovato millenovecento-novantanove modi su come non va fatta una lampadina”.

Molto interessante anche il caso di Einstein: egli, era solito addormentarsi durante le lezioni; alla fine di una di queste lezioni, vedendo dei problemi alla lavagna, li copiò credendo fossero esercizi da svolgere per il giorno seguente. Non sapeva che trattatasi di problemi di impossibile soluzione. Ebbene egli tornato a casa, iniziò la risoluzione di questi problemi, da lui ritenuti talmente difficili da esser stato in grado di risolverne uno solamente. Il giorno seguente, mortificato, disse al professore di non essere riuscito a risolvere se non un esercizio; il professore dopo aver capito l’equivoco, analizza il problema e scopre che la soluzione data da Einstein risultava esser valida a spiegare un problema ritenuto fino ad allora impossibile. Ecco che l’apparente insuccesso di Einstein, ovvero il non esser riuscito a risolvere tutti gli “esercizi”, altro non era che il velo di un incredibile successo.

Ecco spiegato l’importanza dei fallimenti come base di successi futuri. Quando ci troviamo a percorrere strade nuove, è ovvio che vi possano essere delle difficoltà,dal momento che la nostra esperienza non può aiutarci a tal proposito. L’importante è non mollare e considerare l’insuccesso come prerequisito indispensabile del successo.

Carmine Speziale

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