Riemergono ricordi reconditi nelle menti dei giovani Flatliners, studenti di medicina, che, giocando tra la morte e la vita, approdano in un nuovo mondo, quello dell’aldilà ricco di straordinarie esperienze sensoriali.

Elemento chiave del medical drama, la linea piatta è il segno che una vita sta per finire: la sua fissità è angosciante, ma c’è sempre la speranza che un battito del cuore trasformi quella piatta linea mortale nella linea frastagliata della vita. Interrompere la linea piatta è una sfida contro il tempo che i protagonisti di Flatliners ( in Italia “Linea mortale”, film del 1990 diretto da Joel Schumacher, con Kiefer Sutherland e Julia Roberts) intraprendono volontariamente: sono un gruppo di studenti di medicina che decidono di sperimentare su di sé la morte indotta chimicamente allo scopo di provare l’esperienza dell’aldilà e poterla raccontare agli altri.

La mente di tutto è Nelson Wright che, convincendo i suoi amici dell’università a tentare l’esperimento, li fa diventare degli individui spregiudicati che fanno a gara a chi resiste più tempo “sotto” e con sentimenti di onnipotenza.

In una grande aula universitaria nel cuore della notte, muniti della strumentazione tecnica per togliere e restituire la vita, i flatliners oltrepassano il confine tra i due mondi, approdando in un aldilà diverso per ognuno di loro. Il loro problema principale sembrerebbe quello di riportare in vita i propri compagni, alternando scariche elettriche ed iniezioni chimiche, ma è dopo che tutti sono andati e tornati dall’altro mondo che iniziano a verificarsi strani fenomeni.

Dopo essersi sottoposto all’esperimento, ad esempio, Nelson è tormentato dalla presenza di un bambino che lo segue dappertutto e lo aggredisce ogni volta che è solo. Anche quando Nelson chiude tutte le entrate di casa sua, il bambino riesce in qualche modo a comparire. E la cosa ancor più strana è che quel bambino è identico a Billy Mahoney, il ragazzino che Nelson e i suoi amici bullizzavano durante la loro l’infanzia.

Un altro flatliner incontra in metropolitana una bambina di colore che lo riempie di insulti e, come nel caso precedente, anche qui si tratta di una persona del passato: la bambina, infatti, ha le stesse sembianze di una sua vecchia compagna di scuola bersaglio di pesanti offese da parte di lui e dei suoi amici.

Il passato ritorna anche nella vita di Rachel, unica donna del gruppo, che, dopo essere tornata dall’aldilà, inizia ad avere terrificanti visioni del padre morto suicida che le appare sempre in un alone di luce rossa e con la testa aperta e sanguinante.

Infine l’ultimo flatliner, un ragazzo che ha l’abitudine di filmare di nascosto le ragazze con cui ha rapporti sessuali, inizia a vedere su ogni schermo che gli capita a tiro le immagini di quelle ragazze riprese in momenti di intimità mentre lo accusano di aver fatto una cosa terribile.

È come se per i flatliners il risveglio dalla morte avesse smosso delle parti della loro coscienza che, venendo a galla dalle profondità della mente, hanno iniziato a manifestarsi in maniera spaventosa e ossessiva. Le continue visioni turbano la quiete mentale dei quattro studenti e li conducono a fare i conti con il loro significato. Per questo uno dei flatliner va a far visita alla sua ex compagna di scuola, divenuta una donna di famiglia, e si scusa con lei per averla insultata senza ritegno quando erano dei ragazzini. Rachel si ricongiunge spiritualmente al padre durante una delle sue apparizioni e finalmente riesce a perdonare sé stessa, smettendo di sentirsi responsabile per il suicidio dell’uomo. Un altro flatliner capisce a sue spese la gravità del filmare persone in momenti d’intimità a loro insaputa e, così, smette di avere le sue visioni. A Nelson, però, spetta la prova più grande: deve sprofondare di nuovo nell’aldilà per rendere giustizia a Billy Mahoney e, così, riuscire a chiudere con il suo passato. Ma la linea piatta è impietosa e, più passa il tempo, più è alto il rischio di portarsi per sempre le persone che la sfidano.

La sfida pericolosa dei limiti della natura e il senso di onnipotenza che derivano dal “giocare” con la morte sono temi secondari all’interno del film, che essenzialmente rappresenta il risveglio dalla morte come il risveglio di sé stessi e della propria coscienza capace di far riflettere l’individuo e renderlo migliore. Il risveglio di sé può avvenire in momenti diversi della vita, a seguito di una maturazione personale o di un torto subito che fa comprendere gli errori commessi nel passato, ma nulla come la morte può fare aprire gli occhi sulla vita e sull’importanza di renderla migliore. Più vera, più onesta, più rispettosa.

La morte può essere rinascita ed è per questo che, come si dice nel film, “oggi è un buon giorno per morire”.

Il trailer del remake di “Flatliners” in arrivo a Novembre 2017

Grazia Caputo

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La Redazione

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