Nella storia della filosofia moderna la figura di Baruch de Espinoza si staglia in maniera decisa non solo per la peculiarità del suo pensiero ma anche per il coraggio che seppe dimostrare nel difendere le proprie posizioni. Spinoza, infatti, nonostante provenisse da una famiglia ebraica, elaborò una concezione teologica notevolmente distante dal Dio delle Scritture, cosa che gli costò l’espulsione dalla comunità ebraica di appartenenza.

Lo studio dei classici e la conoscenza di autori rinascimentali e moderni come Cartesio, Hobbes e Bacone segnarono profondamente la sua personalità. Il discorso spinoziano su Dio prende le mosse dal concetto di sostanza, con il quale Spinoza volle intendere quell’Essere tanto caro alle speculazioni metafisiche. A differenza di Aristotele e soprattutto di Cartesio, Spinoza non ammise una gerarchia di sostanze gerarchicamente ordinate, al vertice delle quali vi era comunque l’Essere Supremo. Se per “sostanza” si intende ciò che ha in sè la propria ragion d’essere e di conseguenza non presuppone nessun altra causa che la giustifica, si deve concludere necessariamente che essa è unica e viene a coincidere con Dio, la realtà suprema per l’appunto. Questo Dio-sostanza è il principio di tutto ciò che esiste e che si concepisce solo all’interno di esso come sua affezione; per questa ragione la sostanza è definita infinità ed eterna.

Essa è “libera” nel suo generare il tutto non nel senso cristiano di creazione libera per atto d’amore ma nel senso che essa non risponde ad altro se non alle sue proprie leggi che ne determinano necessariamente la natura ed eterna in quanto la sua essenza definisce inevitabilmente la sua esistenza. Questo Dio, tra l’altro, proprio perché è l’unica realtà di cui tutto il resto è espressione, non si configura come trascendente rispetto al creato ma ne è il principio immanente: come dicevo sopra nulla esiste al di fuori della Sostanza poiché tutto è intimamente legato ad essa.

Da ciò risulta ben manifesto il panteismo* spinoziano che l’autore ha reso ancora più chiaro definendo Dio natura naturans, cioè creatrice, e il suo effetto natura, ovvero realizzata ma inscindibilmente connessa alla prima.

panteismo: concezione filosofica per cui la divinità è il principio immanente di tutte le cose a cui è profondamente legata.

Mario Manzi

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