Il pensiero medievale aveva ereditato dalla filosofia greca antica due grandi tradizioni, il neoplatonismo e l’aristotelismo. Alla prima si riallaccia il filosofo Giovanni Scoto Eriugena, vissuto alla corte di Carlo il Calvo durante il IX secolo. Quello di Scoto fu un vero e proprio neoplatonismo cristiano, reinterpretazione creazionistica della dottrina plotiniana. Egli insistette in particolar modo sull’inesprimibilità della natura divina, sostenendo una teologia spiccatamente negativa: Dio, secondo l’Eriugena, si può definire attraverso molti attributi desunti dal mondo sensibile o dalle realtà intelligibili quali l’amore, il bene o la bontà, essendo Egli la causa di tutto; ancora meglio, però, lo si può designare non “definendolo affatto“, poiché Dio è l’Essere supremo, entità trascendente tutto ciò che da esso proviene per cui l’intelletto umano risulta inadeguato a comprenderne l’essenza.johannes-scotus-erigena Nel De Divisione Naturae, opera principale dell’ Eriugena, l’autore espone la propria dottrina sull’origine dell’universo partendo da Dio e procedendo attraverso le sue successive divisioni: Dall’Essere supremo, prima Causa, si passa al mondo degli archetipi di tutte le cose, le idee di reminiscenza platonica che però, in questo contesto, non sono solo cause esemplari ma anche efficienti a causa dell’azione dello Spirito Santo che da esse fa uscire gli individui e poi il mondo creato nello spazio e nel tempo in cui l’uomo ha un ruolo di primo piano, essendo la sintesi del mondo sensibile e intellegibile, riassunto del cosmo e a Dio accomunato a causa dell’anima che è la sua sostanza. In fine troviamo di nuovo Dio, termine ultimo del percorso creativo che, incarnandosi nel Cristo, ha indicato all’uomo la strada da fare per ritornare all’origine di tutto.

Mario Manzi

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