Tratto dal romanzo “Il bambino indaco” di Marco Franzoso, il prossimo 15 gennaio uscirà in tutte le sale il nuovo film di Saverio Costanzo Hungry Hearts. Dopo cinque anni di assenza torna il regista che con la telecamera riprende squarci di vita vera nella sue inquietanti metamorfosi.

Eccoli qui i protagonisti del nostro racconto, sono giovani belli e spensierati e una sera come un’altra si incontrano per la prima volta in un’angusta toilette di un ristorante cinese: lei un’italiana trasferita a Newyork, lui un giovane americano. I due pieni di vita e di sogni da realizzare insieme, danno inizio alla loro relazione che si concluderà con un matrimonio felice e con la nascita di un bimbo. Da questo momento in poi la coppia, formata da una strepitosa Alba Rohrwacher e da un convincente Adam Driver, sarà messa a dura prova. Può una storia d’amore andare alla deriva a causa dell’ossessione di una madre all’indomani della  prima maternità? Nel epoca degli Ogm e del cibo spazzatura come dovrebbe comportarsi un “bravo” genitore?

alba
Premurosa e puntigliosa fin da subito la giovane mamma Mina si trova casualmente a colloquio con una veggente a pagamento. Dalla megera scoprirà che suo figlio sarà molto fragile ed andrà protetto da ogni forma di impurità.
Inizia così la sua ossessione per il mangiar sano, che la porterà da un lato, a coltivare sul proprio balcone ortaggi e verdure piuttosto che comprarle nei supermercati ,imponendo al bimbo rigide regole alimentari che per la loro severità impediranno al piccolo di crescere correttamente e dall’altra a non far uscire il bambino  di casa costringendolo ad una vita da recluso.
Il padre Jude preoccupato dall’ossessione della moglie decide di portare il bambino di nascosto da un pediatra che metterà in evidenza la grave situzione in cui si trova il piccolo.

jude
Mina da quando è diventata madre, ha tolto i panni di moglie ed è stata completamente assorbita da questo ruolo : inizia così una relazione simbiotica e soffocante nel rapporto con il figlio. Lei è cosi travolta dall’amore per il  suo bambino che per difendersi comincerà a crearsi un suo sistema di comportamento: gli schemi fissi da lei imposti finiranno con l’ottunderle i sensi e con il trovarsi sola con se stessa.
Il punto di non ritorno è quando utilizza l’aggettivo possessivo “mio” nei confronti del neonato. Da quel momento Jude viene estromesso completamente  dalla vita familiare.

Non è necessario soffocare con il proprio amore un figlio per esser dei buoni genitori, nè tanto meno è necessario esser vittime di ossessioni riguardo al modo più corretto con cui nutrire i propri figli. Alle volte sarebbe più giusto recidere il cordone ombellicale, non solo come  elemento fisiologico.

I cuori affamati del titolo rischiano di divorare, con la pretesa dell’amore, ciò che dovrebbe costituire il senso del loro stesso pulsare. Costanzo, che non è estraneo dal raccontare storie che riescono ad esser estreme e allo stesso tempo così reali, sa come descrivere questo processo che cela disamore, spacciandolo per sentimento.

In una recente intervista Costanzo racconta l’origine del suo lavoro dicendo : <<Ho scritto il film molto dopo aver letto il romanzo. La prima versione della sceneggiatura l’ho buttata giù sul ricordo del libro. Non si è trattato di un vero e proprio adattamento. Era come se qualcuno al bar mi avesse raccontato una storia, dicendomi: senti cosa è successo a un mio amico. Nella seconda versione, invece, il libro mi è stato molto più utile. Franzoso l’ho conosciuto solamente a Venezia, ma l’ho sempre considerato un co-sceneggiatore di Hungry Hearts: è stato lui il mio collaboratore in fase di scrittura>>.

Una differenza basilare con il romanzo sta nella location del film , mentre Franzoso ambienta il tutto a Padova, Costanzo decide che per rendere meglio cinematograficamente l ‘idea dello smarrimento, della confusione, niente potesse esser più giusto della tentacolare New York. Dice lo stesso Costanzo : <<Mi serviva una città più aggressiva, individualista e in cui è normale sentire il desiderio di proteggersi da tutto ciò che sta fuori casa.>>
La macchina da prese di Costanzo gira il film creando una sorta di vortice claustrofobico attorno ai protagonisti, dando l’impressione che l’idillio di una vita familiare sia in realtà un trappola da cui non si può sfuggire: l’effetto è reso anche dalla tecnica del Super 16 con cui il regista ha deciso di realizzare il lungometraggio oltre che dall’utilizzo del grand angolo che ha permesso di sfruttare al meglio lo spazio minuscolo destinato al set.

Dopo le due coppe Volpi  vinte alla Biennale di Venezia ,grazie alle straordinarie interpretazioni dei due attori protagonisti, Hungry Hearts punta ad essere uno dei film più visti del mese di gennaio.

Valentina Pia Pietrocola

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La Redazione

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