La mostra dedicata a Werner Bischof viene ospitata nella laguna di Venezia. La sua storia, i suoi viaggi vengono raccontati con la sua arte: la fotografia.

La favolosa sede espositiva della Fondazione Tre Oci di Venezia ospita una nuova mostra fotografica, protagonista Werner Bischof con una collazione di suoi lavori tra il 1934 e il 1954.

Fotografo di primo piano del Novecento e uno dei fondatori della celebre agenzia Magnum, Bischof accompagna lo spettatore in un viaggio per il mondo, dal Giappone all’America, attraverso momenti storici differenti, dalla Seconda Guerra Mondiale fino agli Stati Uniti nel secondo post guerra, con 250 fotografie accuratamente scelta dal curatore, nonché figlio, Marco Bischof.

BischofLe fotografie, per lo più vintage, sono tratte da alcuni dei più famosi reportage dell’artista svizzero, partendo dalle sue prime esperienze all’università, fino al fatidico viaggio in Perù dove perse la vita in un incidente stradale, pochi giorni del collega Robert Capa, al momento in mostra presso il museo civico di Bassano del Grappa.

Il piano terra ospita la sezione dedicata alle fotografie di paesaggio e di natura morta prodotte in Svizzera durante il periodo universitario. Il primo piano si focalizza sull’Asia, mostrando una povera India, uno spietato Giappone e una debole Corea. Al secondo piano, oltre alla magnifica vista sulla laguna e su Piazza San Marco, si possono trovare le sezioni dedicate all’America del Sud.

Inoltre vi è un’intera stanza riservata alle 20 fotografie in bianco e nero, inedite, che raccontano storie italiane con lo sguardo neorealista di Bischof , testimonianza di come egli Bischofnon si limitasse alla semplice documentazione, ma analizzasse e assorbisse tutto ciò che lo circondava. In un’altra sala troviamo le poche fotografie a colori, con colori saturi e decisi, che rispecchiano le città statunitensi alle prese con il progresso, il boom economico e l’espansione delle metropoli.

Il fotogiornalismo di Bischof è vero e crudo, ma non pietistico o venduto: egli rappresenta quello che i suoi occhi vedono, ma va oltre e produce delle riflessioni sui soggetti e sulle loro storie, toccando tutte le tematiche della vita. Per tutta la sua esistenza ha considerato la fotografia non come una mera forma d’arte, ma come un mezzo che implica responsabilità.

 

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