Sito nella laguna veneziana, Fondaco dei Tedeschi è parte fondamentale della sua città che vanta una ricca storia e la partecipazione di grandi artisti

La storia di Fondaco dei Tedeschi affonda le sue radici a partire dalla metà del XII secolo quando il commercio nordeuropeo in laguna s’intensifica, diventando quasi la prima forma di guadagno per la città e quindi le già presenti misure di controllo non sono più sufficienti.

Queste premesse, assieme al bisogno di denaro per la costruzione edilizia e alla continua competizione con Genova, portano il Comune di Venezia a copiare il sistema di fondachi mediorientali, specialmente quelli veneziani a Bisanzio. La costruzione di quella che possiamo definire la prima fabbrica inizia nel 1222 e termina nel 1225: si realizza un edificio medievale a tre corti che sorge vicino a Rialto, affacciato sul Canal Grande. Tuttavia di questo primo edificio ne rimangono poche ed incerte tracce, dato che un incendio nel 1318 e successive modifiche anche durante il 1400, lo trasformano radicalmente.

Fondaco_Tedeschi

Insomma che cos’è questo fondaco? E’ un polo commerciale, un punto d’incontro, di scambio e un luogo di soggiorno per tutti i mercanti che provengono dall’impero germanico e dagli Stati oltre le Alpi. Così come i gemelli Fondaci dei Turchi e degli Armeni, esso è anche un potente mezzo di controllo che la sempre sospettosa Venezia attua al fine di bloccare traffici illegali e per garantirsi il prestigioso ruolo di intermediaria tra paesi stranieri e penisola italiana (specialmente tra Nord e Oriente). Non a caso il controllo delle attività che avvengono all’interno è sin dal 1268 nelle mani della città ed è questa la sostanziale differenza coi fondaci di Bisanzio, dove i mercanti veneziani godevano di una completa libertà amministrativa. In questo ambiente protetto i commercianti concludono i loro affari e trascorrono le loro giornate.

L’edificio è attrezzato con magazzini, mense, spazi collettivi, stanze ed appartamenti in affitto; a tutti gli effetti il fondaco funziona come una città nella città, in cui i mercanti dell’impero godono di protezione.

Fondaco dei Tedeschi

Nella notte tra il 27 e il 28 Gennaio 1505, a Venezia scoppia un incendio, le fiamme divampano a Rialto e per tutto il sestiere. La sede ne esce quasi completamente distrutta, procurando feriti e morti. Del vecchio fondaco nulla è rimasto. Nonostante l’inconveniente, la città non si perde d’animo e si riorganizza, anche perché se si spargesse la voce che la Repubblica ha perso uno dei suoi principali empori commerciali, sicuramente Genova e Milano ne approfitterebbero e ribalterebbero la situazione a loro vantaggio.

Pertanto il Senato decide di ricostruire il palazzo partendo dai progetti dell’architetto Girolamo Tedesco. La fabbrica viene conclusa nel 1508 e la gioiosa inaugurazione è presieduta dal doge Leonardo Loredan (come si può dedurre dall’iscrizione posta sulla trabeazione del loggiato del pianterreno), il quale aveva già esteso la cittadinanza ai mercanti che avrebbero soggiornato nel palazzo.

Fondaco dei Tedeschi

La nuova costruzione di Fondaco dei Tedeschi è caratterizzata da un edificio a pianta quadrata, decorato sul tetto con due torre laterali, che si sviluppa su tre livelli superiori, una serie di loggiati che si aprono verso il cortile interno. Inizialmente questo cortile era il luogo principale dove veniva scaricata e caricata la merce dal canale, dove avvenivano gli scambi commerciali e non era coperto da alcun tetto, mentre oggi sorge il quarto piano: dal lucernario, sede per mostre temporanee, si accede alla spettacolare terrazza che offre una vista a quasi 360^ su tutta la città.

Inoltre bisogna immaginare che nei piani superiori, dove oggi si trovano negozi, originariamente c’erano le stanze dove alloggiavano i mercanti stranieri e gli spazi dove trascorrevano il loro tempo libero tra una trattativa e un pagamento doganale. A testimonianza di ciò, se ci si sofferma ad osservare le balaustre degli archi delle logge, si possono scorgere ancora i segni da loro lasciati, come dei giochi da tavolo, incisi nella pietra per ammazzare la noia nei momenti d’inattività.

Fondaco dei Tedeschi affresco Tiziano

Durante i lavori tra il 1505 e il 1508, si propone d’abbellire le facciate interne ed esterne della corte e, per evitare che la struttura s’appesantisca con decorazioni marmoree, si opta per la realizzazione di affreschi: la questione ha dei toni inusuali, dato che è il primo edificio pubblico lagunare che viene affrescato. Per l’esterno di Fondaco dei Tedeschi vengono chiamati il celebre pittore Giorgione assieme al suo allievo Tiziano. Al maestro viene affidata la facciata principale, mentre al giovane e promettente allievo si affida quella delle mercerie.

Di questi splendidi affreschi, già quasi rovinati verso la fine del 1600, ne rimangono poche tracce che saranno staccate nel 1937, tra cui spiccano La Nuda di Giorgione (conservata alle gallerie dell’Accademia) e la Giustizia o Giuditta di Tiziano (conservata presso la Galleria Franchetti di Ca’ d’Oro). Per decorare gli interni dell’edificio, invece, oltre alla mano di Tiziano, vengono commissionati lavori anche a pittori come Paolo Veronese e Jacopo Tintoretto. Eccezionale doveva essere la famosa “stanza d’oro”, chiamata così per lo sfarzo del mobilio e delle decorazioni, competeva solamente per bellezza con la “stanza della pittura” del Veronese e la stanza della “stua”, che dava sul Canal Grande. Purtroppo anche di queste pitture poco ci è rimasto.

fontego_tedeschi-1853

Verso la fine del XVII secolo, tuttavia, la Repubblica entra in crisi e l’attività del commercio decade, il fiorente mercato del Fondaco appassisce in questo periodo, per poi scomparire del tutto con la dominazione napoleonica, quando gli ultimi mercanti che risiedevano ancora in quelle stanze si ritirano presso loro conoscenti nelle zone dei Gesuiti.

Non è prolifica neppure la dominazione austriaca, che tiene chiuse molte delle stanze di Fondaco dei Tedeschi per motivi di sicurezza durante quasi tutto il XIX secolo, benché nel mentre vengono comunque compiuti dei lavori di restaurazione e manutenzione, per evitare che la struttura crolli del tutto (nel 1836 vengono demolite le due torrette e viene costruito un merletto arabeggiante in pietra). Arriviamo così al 1870, Venezia è entrata a far parte del regno d’Italia, e tra i molteplici uffici amministrativi, vengono aperti anche gli uffici postali. E’ solo nel 1933 che l’edificio entra a far parte del Ministero delle Comunicazioni. Al piano terra si trovavano gli uffici postali, al secondo la Direzione provinciale delle Poste e dei Telegrafi.

fondaco-telegrafo

Bisogna aspettare il 1938 per veder nascere il terzo fondaco. L’idea di un restauro globale era palesata già agli inizi del secolo, ma a causa della Grande Guerra si era dovuta accantonare. Aperto il cantiere nel ’38, il cemento armato viene considerato un ottimo materiale per sostenere l’antico edificio, partendo dalle fondamenta vengono inseriti una serie di pilastri di sostegno interni alle murature. Inoltre viene modificato il lucernario costruendo un velario, ovvero una copertura interna in vetro.

L’inaugurazione dei nuovi uffici postali avviene nell’anno successivo, ma per i cittadini è una gran gioia, poiché finalmente il vecchio edificio simbolo del potere di Venezia è nuovamente accessibile a tutti. Esso rimane sede delle Poste fino agli inizi degli anni ’90, per poi essere nuovamente privato agli occhi dei lagunari. Acquistato dal Gruppo Benetton, nel 2009 iniziano i nuovi lavori di restauro e d’ampliamento al fine di organizzare il centro commerciale di lusso inaugurato l’Ottobre del 2016, permettendo di vivere il Fondaco dei Tedeschi nuovamente come il vecchio mercato aperto rinascimentale.

A proposito dell'autore

Elena Miatto
Autore della sezione Arte

Studentessa di Conservazione dei Beni Culturali presso l'Università Ca Foscari di Venezia, con un'insaziabile fame e passione per il mondo artistico in tutte le sue innovative espressioni e forme. Curiosa ed entusiasta, sempre alla continua ricerca d'artisti emergenti nel panorama contemporaneo, adora perdersi nelle viuzze delle città.

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