«Chi sogna può muovere le montagne »

Un film sulla lotta estenuante per realizzare un sogno impossibile, “Fitzcarraldo” di Werner Herzog, presentato al 35° Festival di Cannes e vincitore del Premio per la Miglior Regia, è una pietra miliare del cinema tedesco e mondiale, che ogni appassionato di cinematografia non può esimersi dal vedere e gustare.

Siamo ad Iquitos, un piccolo villaggio sperduto dell’Amazzonia, in un anno non ben precisato tra la fine dell’800 e l’inizio del ’900, e Fitzcarraldo (il leggendario e maledetto attore tedesco Klaus Kinski) decide di darsi alla coltivazione del caucciù per raccogliere abbastanza denaro per realizzare il suo sogno: un teatro dell’opera, a Iquitos, ove possa esibirsi il suo idolo, Enrico Caruso.
Comincerà un lungo viaggio, su di un barca, nel cuore dell’Africa, verso zone mai sfruttate ma fertilissime, lungo il Rio delle Amazzoni, che lo porterà a trascinare, insieme ad un gruppo di indigeni locali, la barca stessa su per il fianco di una montagna. Per tale scena, una delle scene più note ed evocative del film, Herzog non si è “seduto”, non ha fatto come farebbero oggi, e cioè con effetti speciali: la barca è stata realmente trasportata lungo il fianco della montagna, e ciò ha provocato numerosi problemi con la produzione al regista (ordinaria amministrazione per lui, va comunque detto).

Un’altra scena famosissima è quella in cui gli indios scambiano la voce di Caruso, che Fitzcarraldo fa suonare con un grammofono sul ponte della nave, per quella di Dio (meglio, un dio), entrando in silenzio religioso.

La leggendaria interpretazione di Kinski non ha bisogno di parola, come la regia di Herzog e i numerosi aneddoti sulla travagliata produzione. La leggenda narra che Herzog, per costringere Kinski a fare quello che voleva, stesse dietro la macchina da presa con… un fucile!

Potrei andare avanti per ore a decantare uno dei film più belli, magici ed evocativi che abbia mai visto ma preferisco chiudere qui il discorso, dicendo semplicemente l’unica cosa giusta da dire: “Guardatelo! Fatelo per voi! Per amore dei vostri sogni, che dal profondo di voi, reclamano nuova fiducia!”

Giovanni Nodari

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La Redazione

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