La filosofia kantiana, a fine ‘700, aveva dato al concetto di fenomeno uno statuto del tutto differente rispetto a gran parte della  tradizione filosofica anteriore, per la quale quest’ultimo rappresentava l’aspetto transitorio e mutevole del reale sul quale, dunque, non era possibile costruire alcun tipo di sapere stabile . Kant, invece, aveva ristretto proprio all’ambito fenomenico quel discorso che volesse porsi come rigorosamente scientifico, intendendo con fenomeno non ciò che è sinonimo di apparenza e di illusione ma ciò che appunto ” si manifesta al soggetto senziente” ed è dunque realmente conoscibile.

Il filosofo novecentesco Edmund Husserl, fondatore della fenomenologia, parte proprio da questa nuova considerazione dell’esperienza sensibile, volendo costruire una filosofia che abbia le caratteristiche di una scienza rigorosa, epistemica. Per poter fare ciò, Husserl ritenne opportuno porre a fondamento di essa l’intuizione intesa come visione originaria, nella quale le cose esperite non vengono alterate ma si lasciano vedere, nude e crude, dal soggetto conoscente.

E’ dunque questo il principio fondamentale della fenomenologia husserliana, che invita appunto a tener conto di tutto ciò che si mostra entro i limiti in cui lo fa e che viene colto dall’intuizione. In questo suo carattere, la fenomenologia è scienza dei fenomeni, ovvero dei diversi aspetti nei quali il reale ci appare a seconda delle diverse prospettive che, tuttavia, ce ne danno una conoscenza sempre limitata, non essendo possibile andare oltre l’esperienza fisica se non si vuole cadere in errore.  I fenomeni che interessano al fenomenologo saranno quindi le cose nella loro semplice evidenza e per questo degna di fede, lungi da ogni complessa teoria o interpretazione che se ne può dare.

Husserl inoltre riflette sul fatto che, contrariamente al proprio modo di pensare, l’atteggiamento comune degli uomini li porta a ritenere come certe tutte quelle cose che sono sprovviste di evidenza e che non si danno nell’esperienza originaria così come fa la scienza, ritenendo, come la maggior parte degli uomini, che il mondo esista indipendentemente dall’uomo. Il cambiamento di prospettiva inaugurato da Husserl prevede che venga messo in questione questo atteggiamento e che si sospenda l’assenso dato a tutto ciò che non si offre alla visione dell’intuizione.

Il nostro mondo, secondo Husserl, esiste sì ma  in quanto dato alla visione del soggetto che lo coglie, al di fuori di ogni tipo di interpretazione e riflessione successiva, sia essa di carattere scientifico o meno. Con ciò Husserl non rigettava in toto la visione che del mondo avevano le scienze, col loro ovvio grado di validità ma sosteneva che esso, come è colto dall’intuizione nella sua evidenza, può essere descritto in modo rigoroso e dettagliato. Da un parte, dunque, il filosofo poneva il mondo come noema, oggetto di riflessione e dall’altra il mondo come contenuto della coscienza che lo percepisce così come esso si mostra.

 

 

 

 

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mario manzi

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