Elizabethtown, film del 2005, ci da un importante messaggio, quello di provare, di cadere e di rialzarci con le proprie forze.

Elizabethtown,  film diretto da Cameron Crowe nel 2005, vede come suoi protagonisti Orlando Bloom e Kirsten Dunst, entrambi all’apice del successo in quegli anni, grazie alla partecipazione a film come Pirati Dei Caraibi e Il Signore degli Anelli per lui e Spiderman per lei. Questo film è il primo che punta tutta l’attenzione sulle problematiche giovanili della nostra generazione: il bisogno di allontanarsi dalla famiglia per poi ritornarci nel momento del bisogno, il desiderio di libertà, la forza di rialzarsi da soli dopo essere caduti, infine l’amore. Diamo uno sguardo più da vicino alla trama.

Drew Baylor, interpretato da Orlando Bloom, ha fatto perdere un miliardo di dollari all’azienda di calzature per cui lavora a causa di una scarpa sbagliata da lui ideata. Viene compatito fastidiosamente da tutti i suoi colleghi; presto sarà incolpato pubblicamente del fallimento che gli pesa addosso come un macigno. Sta per suicidarsi, in maniera quasi comica, quando riceve una chiamata inaspettata: suo padre è morto di infarto ad Elizabethtown, in Kentucky, la sua città natìa.

Essendo il figlio più grande, Drew è costretto a sospendere momentaneamente il suo suicidio e a recarsi ad Elizabethtown per occuparsi delle faccende relative alla morte del padre. Durante il viaggio in aereo incontra una hostess chiacchierona e spiritosa, Claire (interpretata da Kirsten Dunst), che, affiancandolo durante  il soggiorno nella città, gli farà cambiare il modo di vedere le cose.

Ad Elizabethtown Drew ritrova una famiglia che non si è mai dimenticata di lui e per tutto il tempo in cui vi resta recita la parte dell’uomo di successo che non è  più, per nascondere agli altri e a se stesso il suo enorme fiasco. Lì la vita di Drew è divisa tra l’organizzazione dei funerali del padre e la strana relazione con Claire, che viene vissuta da entrambi come temporanea a causa della distanza che, quando Drew  dovrà lasciare Elizabethtown, lì separerà. È proprio di fronte a Claire che Drew getta finalmente la maschera: dopo la notte d’amore trascorsa insieme, infatti, Drew le confida il suo fallimento lavorativo e l’inganno che ha portato avanti fino a quel momento.

Elizabethtown

Dopo la confessione di Drew, Claire gli dà un messaggio pieno di saggezza: dopo aver ripetuto all’infinito la parola “fallito”, come per sminuirne il significato, Claire dice che la vera grandezza sta nello sbagliare in grande ed avere il coraggio di restare in circolazione, continuando a ridere e senza provare vergogna. Il messaggio lanciato da Claire è il momento di svolta all’interno del film, in cui il fallimento e la perdita perdono tutta la loro cupezza e si trasformano in un’occasione di vita e di rinascita. Anche la morte è presentata come un momento di rinascita: i funerali del padre di Drew, infatti, vengono celebrati in modo allegro ed inconsueto, suonando e ballando al ritmo di musica rock, ridendo, specie di fronte al monologo comico della madre di Drew, e godendosi la pioggia dell’allarme anti-incendio che scroscia all’improvviso sui presenti, che si purificano e rifioriscono come delle piante dopo essere appassite.

L’idea del fallimento come vera grandezza è riproposta alla fine del film quando, nel mezzo del suo viaggio on the road che ripercorre i luoghi storici e le canzoni storiche dell’America, Drew si ricongiunge con Claire e, in sottofondo, la sua voce dice che nessun vero fiasco è mai derivato dalla mera ricerca del minimo indispensabile e che solo chi osa vince, il motto delle forze speciali dell’aeronautica britannica.

Osare come osa una pianta che cresce nell’asfalto, osare come osano i salmoni del nord-ovest del Pacifico che sono disposti a morire viaggiando controcorrente per chilometri al solo scopo di riprodursi, osare come osa un essere umano che, solo correndo il rischio di fallire alla grande, può realizzare qualcosa di veramente straordinario.

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