Viviamo insieme la spettacolare dote di attore di Gian Maria Volontè attraverso alcuni grandi personaggi da lui interpretati, come Giordano Bruno e Bizanti.

Vediamo oggi due film di quello che è sicuramente stato uno dei più grandi attori europei, forse il più grande attore italiano: il grande e leggendario Gian Maria Volontè. Dotato di una presenza al contempo minacciosa e autoritaria ha spesso incarnato ruoli controversi. Oggi lo ricordiamo analizzando in breve Sbatti il mostro in prima pagina (1972) di Marco Bellocchio e Giordano Bruno (1973) di Giuliano Montaldo. Due film girati praticamente contigui, con due grandi maestri impegnati nel sociale in cui il nostro grandissimo compatriota mostra doti mimetiche da camaleonte, da far invidia a gente come Daniel Day Lewis.

Sbatti il mostro in prima pagina è un film politico. Un noir. Un thriller. Venato di politica. Milano, anni di piombo, Bizanti (Volontè) redattore capo del quotidiano di destra borghese Il Giornale (non quello di Montanelli, che sarà fondato nel 1974) a seguito dell’omicidio misterioso di una ragazza, decide di montare ad arte il caso e far ricadere la colpa su di un militante di sinistra per scopi politici.

Gian Maria Volontè

Il giallo si mischia al sociale. Magnifica la scena famosissima in cui Bizanti da “lezioni” di giornalismo al giovane neo-assunto Roveda: “Ora io non sono Umberto Eco e non voglio farti una lezione di semantica dell’informazione ma mi pare che la parola ‘disperato’ sia gonfia di valori polemici…”. Un altro momento da ricordare è quando Binzanti manda lo stesso Roveda ad un ritrovo di comunisti preparando intanto un titolo tipo: “Giornalista de Il Giornale pestato come un animale dai comunisti”.
Gian Maria Volontè qui è un posassimo (non gesticola mai, non urla mai) snob borghese con la “r” moscia, spietato e senza scrupoli.

Giordano Bruno è un film storico sul famoso filosofo che non ha bisogno di presentazioni. Arso al rogo in Campo de’ Fiori per le sue idee rivoluzionarie in fatto di fede: Dio è in ogni cosa e non c’è l’Inferno ma la reincarnazione. Qui Volontè interpreta lo stesso Bruno. La regia di Montaldo, a tratti onirica a tratti naturalistica, interpreta magnificamente lo spirito della disputa. Volontè è un Bruno profondamente convinto delle sue idee ed è allo stesso tempo un guitto che ammalia la gente con le sue teorie. Uno che sbraita, urla, va a donne e così via…

Gia Maria Volontè

Due personaggi diversissimi che solo un attore immenso può interpretare a pochi mesi di distanza. Un vero genio!

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