Lo scorso 4 agosto è uscito nelle sale cinematografiche Detroit, un film che tocca la sensibilità degli spettatori su temi caldi, come il razzismo, e fatti realmente accaduti.

Arriva al cinema la magnifica pellicola di Kathryn Bigelow (The Hurt Locker) sugli scontri di Detroit avvenuti nel 1967. Nelle violente rappresaglie tra polizia e afroamericani, persero la vita tre ragazzi di colore, in un motel, a causa di un colpo sparato per scherzo con una pistola giocattolo.  Seguirà un processo che porterà davanti a tutta la nazione il problema dell’abuso di potere da parte della polizia.

La storia, come dice una scritta alla fine del film, è stata romanzata e sceneggiata a partire dai verbali. Tutti i personaggi presenti nel motel quella notte, dai poliziotti, ai ragazzi afroamericani, fino a due ragazzine bianche (molla di gelosia che fa impazzire i membri delle forza dell’ordine – Cos’hanno più di noi questi negri? – dirà uno di loro) sono quindi basati su persone realmente esistite e per lo più ancora esistenti.

I tre personaggi principali sono:

1) Larry (Algee Smith), un ragazzo di colore membro di un quartetto vocale, i The Dramatics, rifugiatosi lì dopo che, a causa degli scontri, è saltato il concerto della sua vita in un importantissimo teatro di Detroit.

2) Krauss (il bravissimo Will Poulter), poliziotto razzista già indagato per omicidio di un ragazzo di colore in seguito ad abuso di potere sul campo.

3) Dismukes (John Boyega, Star Wars 7, unica star del film), una guardia di sicurezza, arrivata sul luogo nel tentativo di fare da paciere, che pagherà a caro prezzo l’essere l’unico uomo di colore presente tra quelli in divisa.

Detroit

Detroit è un film lunghissimo: quasi due ore e mezza. Una prima scena iniziale a cartoni animati (magnifica!) fa un sunto storico della situazione degli afroamericani negli Stati Uniti d’America fino a quel momento. Poi, lentamente, vengono presentanti i personaggi e i violentissimi scontri di cui Detroit fu sede. Alla fine del film ci sarà il processo ma è nel motel il  cuore, il centro del film. La tensione resta altissima per più di un’ora: è snervante e lo spettatore di sente così partecipe delle violenze subite dai ragazzi. Tutto ciò è pura arte ma richiede una predisposizione diversa dal solito thriller (cosa comunque comune a tutti i film della bravissima regista).

Non ho voglia di passare il tempo ad elogiare tutti i lati del film. Non trovo difetti, solo grande arte e saggezza, senso civile e amore per la Giustizia.

Uno dei migliori film del 2017. Spero in tanti, tanti Oscar.

VOTO:  9

A proposito dell'autore

Autore della rubrica Cinema Scope

Filmmaker. Il suo corto LA STATURA DELLO STATO, è stato selezionato tra gli altri al LOS ANGELES CINE FEST 2016 e al GREAT LAKES INTERNATIONAL FILM FESTIVAL 2016; è stato inoltre recensito molto positivamente su Ciak di aprile 2016. Il corto è visibile su Vimeo, come altri suoi lavori, visibili sia su Vimeo che Youtube. Come sceneggiatore è stato finalista con "Ogni uomo basta la sua croce" a Calibro9 2016 (Genova Film Commission).

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