Cane mangia cane di Paul Schrader con Nicholas Cage e Willem Dafoe è una piacevole sorpresa di alto livello nel calderone estivo di schifezze e/o blockbusters a tratti poco più che guardabili (Spider-Man e The War-Il pianeta delle scimmie a parte).

Paul Schrader non è solo il regista di American Gigolò, Paul Schrader è soprattutto uno dei personaggi culto della sceneggiatura americana degli ultimi 50 anni. È la magica penna che ha scritto film come Taxi Driver, Toro Scatenato, L’ultima tentazione di Cristo, Yakuza, City Hall, American Gigolò e molti altri. E’ un monumento vivente della New Hollywood che ha appena varcato i settant’anni di età e va per i cinquanta di carriera. Eppure è più giovane e fresco di molti giovani cineasti e, nonostante Cane mangia cane risenta di una certa fattura artigianale dovuta a scelte di Paul per quanto riguarda il cast tecnico basate sul fattore umano più che sull’esperienza, bagna il naso a tutti loro. Basterebbe il suo nome per portare la gente al cinema. Purtroppo, almeno in Italia, non è così. Molti italiani non sanno nemmeno chi sia.

Cane mangia cane è basato sul libro omonimo di Edward Bunker (se non sapete chi è cercate su Wikipedia e stupitevi), una vita dentro e fuori di galera. L’ottima sceneggiatura è dello sconosciuto Matthew Wilder ma scommettiamo che Schrader gli abbia dato qualche colpetto di penna.

La pellicola è incentrata sulla storia di 3 criminali da strappazzo impersonati dai due attori già citati nell’incipit e in più l’ottimo ma sconosciuto Christopher Matthew Cook.  Tra le donne spicca la splendida trentenne Louisa Krause. Il tema è uno di quelli tipici del cinema di Schrader: personaggi disadattati che cercano la redenzione. C’è molto humor nero, specie nel personaggio di Dafoe che ne combina di tutti i colori, una vera scheggia impazzita. Ma è tutto il gruppo ad essere scalcagnato. Ad esempio, per un rapimento si travestono da poliziotti e attaccano la scritta “Police” con lo scotch sulla loro macchina scura (rubata), con le lettere storte e quant’altro, che è un miracolo che qualcuno non chiami la polizia vera dopo tre secondi che sono fermi al ciglio della strada in pieno centro in attesa che arrivi il loro bersaglio. Questo per capire come è il mood, molto pulp.

Regia ispirata nonostante gli inconvenienti tecnici che rendono il tutto artigianale e qualche violazione infelice della grammatica cinematografica.  Ottimo doppiaggio italiano, grandi dialoghi.

Un bel filmetto d’autore che purtroppo sta andando male. Per ora siamo a circa 25.000 euro di incasso (in Italia). Il costo di una automobile. Un po’ pochino, direi. Aiutiamo questo film, andiamo al cinema!

VOTO: 8

A proposito dell'autore

Autore della rubrica Cinema Scope

Filmmaker. Il suo corto LA STATURA DELLO STATO, è stato selezionato tra gli altri al LOS ANGELES CINE FEST 2016 e al GREAT LAKES INTERNATIONAL FILM FESTIVAL 2016; è stato inoltre recensito molto positivamente su Ciak di aprile 2016. Il corto è visibile su Vimeo, come altri suoi lavori, visibili sia su Vimeo che Youtube. Come sceneggiatore è stato finalista con "Ogni uomo basta la sua croce" a Calibro9 2016 (Genova Film Commission).

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