La satira presente nella nuova serie, American Vandal, è un chiaro modo per mettere in luce la dipendenza che i vari social creano negli adolescenti.

Contare quante volte è stata usata la parola “pene”, è solo uno degli aspetti che rende questa  nuova serie originale di “Netflix” qualcosa in più di un semplice documentario. American Vandal è un lavoro ben studiato, un prodotto di analisi e di critica che fa satira sui i grandi documentari del crimine come “Making a Murderer” e “The Jinx” di HBO.  Dal podcast “Serial” nel 2014, l’interesse per i crimini irrisolti e l’incarcerazione ingiusta ha raggiunto la sua massima visibilità, grazie al web e i social network. 

Tutto inizia quando  l’aspirante regista cinematografico Peter Maldonado ( Tyler Alvarez ) dell’High School di Hanover pubblica  un documentario che cerca di arrivare alla base del più grande crimine della storia della sua scuola: chi ha disegnato i peni? Peter è affascinato dalla possibile innocenza di Dylan (Jimmy Tatro ), che viene espulso dopo essere stato dichiarato colpevole di avere disegnato a spruzzo 27 automobili nel parcheggio degli insegnanti (con poca prova). Il delitto provoca più di 100.000 dollari di danni.

Lo spettacolo funziona perché i suoi personaggi prendono se stessi – e il crimine – altrettanto seriamente come i documentari che stanno facendo. All’interno di questo mondo sciocco e satirico gli scrittori crearono l’assurda ossessione di smascherare il colpevole e cercare la verità con in un vero crimine nel mondo reale. American Vandal ti farà ridere spesso e il mistero immersivo ti farà riflettere. Peter trascorre così tanto tempo con Dylan che diventa suo amico. E potresti anche tu essere emotivamente attaccato a Dylan.

Chi è davvero Dylan? Spesso etichettato come lo “stupido della scuola” è la spina sul fianco di tutto corpo docenti. Con il suo gruppo di amici The Way Back Boys, da 4 anni organizza sempre i peggiori scherzi che nemmeno i “Jackass” si sarebbero sognati. Il personaggio però è molto altro: ti ricorderà di come le certezze che si creano durante gli anni del liceo perdono di rilevanza una volta viste da una prospettiva diversa. In ogni episodio Peter trova nuove prove, ottiene un’intervista illuminante o fa una scoperta di uno studente o di un insegnante che lo avvicina più a dimostrare l’innocenza di Dylan. Ma alla fine dei risultati convincono Peter che Dylan è colpevole e che ha messo tutto questo sforzo in questo documentario per niente.

American Vandal

Peter e Dylan, i protagonisti di American Vandal

Come le commedie più commoventi, American Vandal ha qualcosa di serio da dire: non riguarda solo l’assurda ossessione del vero crimine, ma riguarda anche l’assurdità della scuola superiore, l’adolescenza e i social media. A un certo punto, il documentario di Peter diviene anche virale, ottiene centinaia di opinioni su YouTube e gli appassionati iniziano a tweettare le loro teorie inquietanti. Così come New York City è un personaggio di “Sex and the City”, Snapchat e Instagram sono personaggi di American Vandal, poiché dimostrano che sono molto importanti per dimostrare l’innocenza di Dylan o la sua  colpa. Ma soprattutto American Vandal – come “Making a Murderer” – affronta il modo in cui le persone vengono giudicate prima che abbiano la possibilità di difendersi evidenziando la mancanza di giustizia all’interno di un sistema che dovrebbe essere giusto. 

American Vandal vuole dunque apparire come un documentario di grande livello fatto però da un ragazzo di 15 anni e dal suo amico, entrambi outsider in questa scuola superiore. La satira fa il suo lavoro: vediamo scene senza senso, inquadrature  ripetitive e alcune teorie che Peter indaga esce dal nulla. 

Ma cosa ti aspetteresti da un 15enne senza licenza di guida, con  attrezzature AV e un account YouTube?

A proposito dell'autore

Founder and Blogger

Fondatrice del portale wesmile.it, crea questa realtà per condividere con voi la sua passione per la cultura e le 7 arti ma soprattutto per le serie tv, amore che ha coltivato sin da piccola grazie alla mitica mamma che ogni sera accendeva la tv per vedere E.R su Rai due.

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